LA RIFORMA della GIUSTIZIA, tra POLEMICHE e CONTRATTACCHI di Annarita BORELLI

Al via la Riforma della Giustizia definita dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Dalmastro delle Vedove come una riforma liberale del diritto in cui non si deprivano i magistrati di alcun potere di indagine, ma si conferiscono diritti in più al cittadino presunto innocente. Inizia, cosi, una nuova stagione del diritto, dove sarà garantito il giusto processo e la piena parità tra le parti. Il pacchetto, che oltre all’abuso d’ufficio cancella anche l’appello del pm contro le sentenze di assoluzione,  impone una stretta alla stampa sulla pubblicazione delle intercettazioni e prevede più garanzie per gli indagati in materia di custodia cautelare. L’abrogazione del reato di abuso d’ufficio è un passo cruciale. Il numero complessivo delle condanne riprova che l’ammontare complessivo di fatti riconducibili alla disposizione dell’art. 323  cp è ridottissimo. Il reato di traffico di influenze viene meglio ridefinito e tipizzato, con l’aumento delle pene previste, da un anno e sei mesi ai quattro anni ne sei mesi. Sulle intercettazioni viene rafforzata la tutela del terzo, con il dovere del giudice di stralciare le intercettazioni che includono soggetti diversi dalle parti. Sulle misure cautelari si introduce il principio del  “contradditorio preventivo” in tutti i casi in cui, nel corso delle indagini preliminari, non risulti necessario che il provvedimento cautelare sia adottato a sorpresa. Rilevante la modifica che limita il potere di appello del pubblico ministero, con l’esclusione delle sentenze di proscioglimento, relative ai reati di contenuta gravità. Infine, sulla separazione delle carriere dei magistrati, un obiettivo per garantire un giudice terzo. Rilevante infine la modifica che limita il potere di appello del pubblico ministero, con l’esclusione delle sentenze di primo grado,  relative ai reati di contenuta gravità. Il dibattito politico resta acceso, poco importa se i punti toccati dalla riforma toccano le anomalie del nostro sistema giudiziario italiano. Prime su tutte, il reato di abuso d’ufficio, forte limite per sindaci e i funzionari pubblici e l’uso smodato delle intercettazioni, strumento utilizzato spesso dalla stampa, per fomentare l’interesse sociale, ma le dichiarazioni piu’ rilevanti, provengono dalla magistratura, schierata contro la riforma. Garantismo contro Giustizialismo, cercare di tenere a bada e mediare con i rispettivi elettorati e le lobby di riferimento.

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Redazione

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