IL LAVORO IN TEAM: LE DIFFERENZE CHE FANNO BENE di Valentina BALDO

La cosa in assoluto più difficile da gestire che ho riscontrato lavorando in team sono le diversità che ci contraddistinguono.  Si perché è facile proclamare l’importanza della diversità ma poi quando ci troviamo – forzatamente – di fronte a caratteri completamente diversi dai nostri le cose cambiano totalmente: comprendere la diversità e soprattutto accettare che il modo emotivo o le opinioni di un altro abbiano la stessa dignità delle nostre non è così immediato.

Pacifico è invece il fatto che lavorare con persone che hanno in comune con noi diversi tratti della personalità piuttosto che atteggiamenti e che hanno una sensibilità molto vicina alla nostra ci consente di sviluppare meno conflitti.

Ma la domanda da porsi è la seguente: all’interno di un team le diversità fanno bene?

Per rispondere a questo quesito non posso non pensare ad una metafora legata al mondo della musica. Mi gira in testa una canzone tratta dello “Zecchino d’oro” sulle note musicali e penso che in fondo, quando parliamo di squadra, non siamo tanto distanti da questo concetto: in un team ciascuno rappresenta una nota, con il proprio carattere e peculiarità e nonostante, anche suonando uno strumento, ci siano delle note che in qualche modo ci piacciono di più, siamo ben consapevoli che se vogliamo intonare qualcosa che abbia un senso certo non possiamo farlo con una nota sola…solo l’insieme delle note può creare l’armonia.

E la stessa cosa accade in un team di lavoro.

Mi spiego: non possiamo essere tutti estremamente rigidi, oppressivi, ansiosi altrimenti il team è destinato a scoppiare. Con il tempo ho imparato che “serve” anche la flessibilità, la leggerezza e la calma che magari non ci appartengono ma che aiutano moltissimo ad affrontare, con la necessaria serenità, un momento difficile.

Un team, quindi, non può essere composto da un numero variabile di individui che passano il tempo a darsi ragione a vicenda: la diversità può – e deve – aprire una dialettica pressoché infinita nel team e far scoprire, non solo degli altri ma anche di noi stessi, ciò che forse non avremmo mai scoperto (o voluto scoprire) e questo non può che far bene al nostro lavoro e perché no anche a noi stessi.

Spesso il team composto da forze e intelligenze troppo simili tende a scoppiare: e allora serve qualcuno che sdrammatizzi, che veda le cose con maggiore lucidità e che magari fornisca una prospettiva diversa dalla nostra. La diversità determinata non solo da aspetti caratteriali ma anche da approcci lavorativi diversi da quelli a cui siamo abituali ci consente di acquisire conoscenze, metodi, competenze e abilità diverse: ogni individuo porta all’interno del team il proprio patrimonio caratteriale ed educativo che può incentivare il confronto e facilitare la crescita personale. La condivisione migliora la qualità del lavoro a vantaggio del gruppo stesso e conseguentemente anche della produttività aziendale. Chiaro che ci deve essere unità nel gioco perché se ognuno va per la propria direzione si perde completamente l’essenza del team ma soggetti che operano con modalità diverse dagli altri non sono affatto un punto debole per la squadra! Quindi le diversità fanno bene se gestite adeguatamente e per farlo è fondamentale che ciascuno, all’interno del team, trovi la sua esatta collocazione: solo così le diversità ci consentono di sviluppare dei punti di forza. Il team perfetto non esiste, ma è possibile almeno costruire la squadra ideale per le proprie necessità.

La forza del team sta, quindi, nel saper valorizzare le diversità per raggiungere un obiettivo comune che è il progetto; in fondo siamo come le note musicali: solo l’insieme di più suoni diversi tra di loro può determinare un suono armonico e piacevole all’ascolto! 

( Valentina BALDO, Avvocato in Milano, [email protected])

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