LA CRISI DELL’AVVOCATURA

⚖La crisi della professione: una breve analisi economica del fenomeno.   È risaputo che la professione forense sia da tempo in crisi nel Bel Paese e spesso, in riviste prestigiose e meno prestigiose, si affaccia sempre più spesso il grande avvocato che sembra ripetere come un disco rotto il solito motivetto: “ci sono troppi avvocati e quelli che ci sono poco specializzati”. A dire del solito illustre ospite intervistato, dunque, il collo di bottiglia dovrebbe portare a selezionare espungendo dal mercato i professionisti non più in grado di stare al passo con i tempi rendendo superflua la richiesta dei loro servizi. Da qui, la crisi del piccolo-medio studio a favore, guarda caso, dei grandi studi di cui l’illustre ospite è a capo o dirige un dipartimento. Seppure non si intenda contestare quanto è sotto gli occhi di tutti, la realtà è ben più complessa e si possono individuare quattro principali fattori che influenzano la richiesta di servizi legali. In primo luogo, ci si trova in un ciclo economico non favorevole che ha comportato alla chiusura di molte imprese. Seppure il resto del mondo cresca a ritmi esponenziali, il Bel Paese si trova in una fase economica di stagnazione da più di due decadi e non sembra essere in grado di riprendersi. L’economia stagnante porta a una minore propensione al rischio da parte delle persone fisiche e giuridiche che, ove possibile, eviteranno l’alea tipica di ogni vertenza preferendo non sobbarcarsi ulteriori e maggiori costi a fronte di un esito incerto accettando di non fare valere il proprio diritto. In secondo luogo, l’inefficienza dei Tribunali, la burocrazia e i tempi di giudizio scoraggiano il cittadino che perde fiducia nelle istituzioni rinunciando a fare valere i propri diritti perché sconveniente. I tempi biblici, un adeguamento tecnologico non all’altezza procedure inutilmente macchinose e burocratiche contribuiscono, infatti, a ridurre la domanda di giustizia. Questo aspetto danneggia non solo i cittadini, ma anche gli stessi professionisti che si trovano nel paradosso di dovere fronteggiare un nuovo rischio: il rischio del malfunzionamento dello strumento digitale o della cattiva gestione dello stesso da parte del personale di cancelleria. Da ultimo, è innegabile, vi è una sovrabbondanza di professionisti rispetto alla popolazione e alla richiesta di servizi legali. Questo elemento è dovuto a criteri di selezione obsoleti e poco selettivi nonché a un elevato numero di aspiranti avvocati che – solo in tempi più recenti – sembra essere in calo.  La risposta in termini semplicistici a problematiche complesse porta, quindi, a dare risposte inevitabilmente sbagliate. La crisi della professione non è, pertanto, attribuibile esclusivamente al numero troppo elevato di professionisti che e solo uno, ma non il principale fattore che incide sulla crisi. Non si è, infatti, solo di fronte a un’offerta ipertrofica di servizi legali, ma anche a una riduzione dal lato domanda dei predetti servizi. ( di Giacomo Conti, avvocato e Consulente Legale. Nuove tecnologie, GDPR, E-commerce, Web Reputation. Real Estate. Protezione legale e ADR)

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