DIDATTICA A DISTANZA: QUALI RISCHI? di Rita MINUTELLO

I traumi producono i loro effetti disgregatori in proporzione alla loro intensità, durata e ripetizione. Janet

Non è la qualità della formazione, o almeno non solo quella, che la Didattica a distanza rischia di compromettere. In gioco c’è la salute mentale di bambini e adolescenti. Sempre più persone sono colpite da depressione e altri disturbi mentali e i giovani sono una delle categorie più a rischio. La pandemia ha aggravato lo stato di salute mentale di questa popolazione già vulnerabile. Il 70% degli studenti in DAD non segue, intanto naviga sul web, sui social network o chatta su whatsapp. Sono in notevole aumento tra i più giovani, sintomi ossessivi compulsivi, disturbi post traumatici da stress, disturbi di ansia, depressione, attacchi di panico, abbandono scolastico, aggressività immotivata, casi di autolesionismo e tentativi di suicidio in aumento. Questa è una vera e propria emergenza. La DAD per i ragazzi è un aspetto frustrante, se non in certi casi alienante. Inoltre ci sono bambini che non hanno a disposizione una rete Wi-Fi. Non hanno un pc. Hanno genitori che devono lavorare e di conseguenza, rischiano di essere abbandonati a loro stessi. Ci sono mamme che hanno perso il lavoro per poter seguire i figli (eh sì sempre le donne). Il 98% di chi ha perso il lavoro causa pandemia, è donna! Inoltre ci sono bambini e ragazzi, che avevano già prima, problematiche psicologiche, emotive o comportamentali. Con la scuola in presenza, avevano fatto molti miglioramenti, che rischiano di andare persi. Un lavoro fatto negli anni, già difficile “arrivare” a loro in presenza, che può regredire non solo nei risultati ottenuti a livello di contenuto e prestazione, ma, soprattutto sul piano relazionale, sociale, di crescita ed educativo di cui la scuola, ha il suo ruolo principale. Si devono menzionare anche gli studenti per cui la scuola è l’unico contesto sereno e sano che conoscono, a differenza delle famiglie dove vivono, in cui ci possono essere dinamiche disfunzionali, situazioni di disagio, o persino di violenza domestica. Ci sono stati casi, purtroppo non isolati, in cui questa è stata attuata dal padre violento nei confronti della compagna, in diretta DAD. Bisognerebbe mettersi di più dalla parte dei più giovani, riflettendo su quanto stanno perdendo. Non possono più praticare sport di gruppo, da una settimana all’altra non sanno se rivedranno  loro compagni. Le richieste dallo psicologo scolastico, sono aumentate, ma purtroppo, non tutti i genitori firmano il consenso informato per farli accedere. Ci sono bambini che iniziano a rifiutare il cibo, ad avere disturbi del sonno, a chiedere piangendo perché non possono andare a scuola. Altri che esplicitano la loro sensazione di solitudine. Inoltre iniziano chiaramente a capire l’incoerenza di certe decisioni. Loro che senza lamentarsi hanno rinunciato a tanto e hanno sempre rispettato le regole, inizia a vacillare ai loro occhi, quel senso di credibilità degli adulti. L’istruzione e i giovani, insieme alla Sanità (anche quella mentale) sarebbero dovuti essere la parte più importante da tenere in considerazione, invece sono stati quelli più trascurati e sacrificabili. La famiglia e la scuola sono i più importanti soggetti sociali. Ma non tutti gli adulti, insegnanti e genitori, sanno leggere questo disagio diffuso, avendo come conseguenza, una drastica riduzione operativa, nel cercare soluzioni, in termini educativi. La società si avvia a pagare da qui ai prossimi 10 o 20 anni, un prezzo altissimo. Bisogna capire che c’è in gioco il futuro del mondo.

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Redazione

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