Benedetta DE LUCA: NON POSSO FARE L’ESAME DI STATO IN PRESENZA!

A causa dell’emergenza Coronavirus quest’anno le modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione alla professione di avvocato potrebbero essere riviste e modificate. Il piano della nuova ministra della Giustizia Marta  Cartabia sarebbe l’approvazione di un apposito decreto legge che permetta a tutti i candidati di partecipare comunque all’esame, nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid e senza dover fare i conti con ulteriori rinvii. La proposta vedrebbe la prova scritta sostituita da un esame selettivo orale, indirizzato alla verifica dei medesimi requisiti di preparazione da parte dei candidati e quindi formulazione di un quesito, individuazione di un problema, redazione di un atto, corroborando il tutto con la capacità di orientamento nella disciplina processuale e nei riferimenti giurisprudenziali. Benedetta De Luca, praticante avvocato, disabile dalla nascita a causa di una rara malattia che colpisce uno su 60.000 nati, costretta alla sedie a rotelle  da 18 interventi chirurgici e 12 anni di ospedale, influencer e disability model, scrive al ministro della giustizia Marta Cartabia.  “Sono una ragazza disabile dalla nascita, che nonostante tutto ha cercato sempre di portare avanti i suoi sogni, i suoi progetti ed i suoi obiettivi, tra cui una laurea in Giurisprudenza. Ho svolto i miei 18 mesi di pratica ed ero pronta per affrontare la prova più grande: l’esame.  Noi giovani praticanti avvocati, da futuri garanti dei diritti dei cittadini, siamo stati dimenticati proprio in tempi di emergenza sanitaria. Un avvocato donna disabile: più volte ho pensato che fosse impossibile eppure, nonostante le difficoltà, ho svolto i miei diciotto mesi di pratica forense, tra problemi di parcheggio, salute labile, barriere architettoniche. Ho affrontato tutto con dignità e coraggio, con dedizione e tanta speranza. Anche quest’anno ero pronta ad affrontare la prova più grande, l’esame di stato, dopo un primo tentativo andato male, senza però scoraggiarmi. Non mi sono arresa. Le paure in questo momento, invece, invadono la mia anima. Mi sento affranta, stanca. Con la mia disabilità e con le mie patologie pregresse, tra cui un’infezione urinaria cronica, un catetere vescicale da fare ogni tre ore circa, una funzionalità renale compromessa e, per di più, con una mamma che da pochi mesi ha avuto un infarto, non mi sento affatto tutelata e ho tanta paura.  Dopo tanti sacrifici, la strada più sicura sembra essere quella di mollare e di rinunciare al mio sogno di diventare avvocato. L’uguaglianza sostanziale verrà meno e la pari dignità sociale rimarrà solo una parola inattuata all’interno dalla nostra Costituzione, con il rischio che alla fine vinca solo il più forte”

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