HOMO TELEMATICUS di Francesco PALOPOLI

HOMO TELEMATICUS.  Seppure a causa di una pandemia, della quale avremmo fatto molto volentieri a meno, questo ultimo anno di lavoro forzato a distanza ci ha confermato una potenzialita’ per cui gia’ da molto tempo le aziende e lo Stato stesso stanno pensando e per la quale ormai siamo pronti, ma che solo la nostra mentalita’ conservatrice e beghina ha finora bloccato. Lo smart working, ma secondo me e’ molto piu’ corretto chiamarlo telelavoro e lo smart learning o insegnamento a distanza sono possibili e hanno dimostrato alcuni dei loro benefici, come la riduzione del traffico e dell’inquinamento, enormi risparmi energetici o la possibilita’ di seguire lezioni universitarie da zone impervie e altre decine di positivita’, non ultima e forse la piu’ importante, un enorme riduzione di emissioni di CO2 che stanno mettendo a rischio, con i cambiamenti climatici, la stessa sopravvivenza del genere umano. A tutto questo, come unica contropartita si sbandiera il “contatto sociale”… ma per favore! Ovviamente e’ fondamentale avere la strumentazione giusta e le tecnologie idonee, ma ormai, sia con la diffusione degli smartphone (tutto smart!), della rete 5G e dell’informatizzazione delle nuove generazioni, direi che siamo pronti a fare il grande salto verso un nuovo modo di pensare la nostra vita lavorativa e formativa. Al momento la teleconferenza non e’ ancora paragonabile a un incontro faccia a faccia o a una lezione in presenza, ma e’ solo una questione di mentalita’ ed abitudine, che col tempo potranno essere modificate, rivoluzionando tutto il nostro stile di vita. Gia’ internet ci ha fatto diventare un villaggio globale (bellissima e azzeccatissima definizione degli anni 90 che purtroppo si sta un po’ perdendo) dal punto di vista economico, commerciale e sociale, perche’ non sfruttare questo fantastico strumento per migliorare la nostra vita anche nei settori lavorativo e di apprendimento? Certo, come ogni cambiamento epocale, anche questo puo’ provocare un senso di panico ed inadeguatezza, ma superato l’attrito di primo distacco, diventera’ naturale fare tutto cio’ che facciamo in ufficio o a scuola da un computer ovunque siamo. Ci saranno inizialmente dei necessari aggiustamenti organizzativi, ma poi diventera’ tutto normalissimo, cosi’ come stiamo comunicando adesso con questo post, con un pubblico che comprende potenzialmente migliaia di astanti/distanti. L’altro pomeriggio ho fatto una riunione condominiale, dove l’amministratore era in Sardegna e la maggior parte dei condomini erano sparsi in tutta Italia, tra Milano, Roma, Bari, ecc.. Non era la prima e quindi, essendo tutti attempati, avevamo un po’ tutti preso dimestichezza con questo nuovo sistema. Ed e’ stato fantastico, anche perche’ i soliti rompiballe e le vecchiette cavillose sono notoriamente anche poco “smart” e non hanno partecipato o si sono mantenuti sulle loro, cosi’ ci siamo sbrigati in un’oretta scarsa, cosa che in passato prendeva almeno 3/4 ore di inutili discussioni. Le capacita’ gia’ ce l’abbiamo e con il progresso tecnologico sara’ sempre migliore, dobbiamo solo resettare il nostro cervello con una prospettiva futura, senza continuamente stare a pensare al passato. Certo, ogni rivoluzione tecnologica comporta uno sconvolgimento delle potenzialita’ lavorative. Lo hanno capito gli operai tessili in Inghilterra distruggendo i telai a vapore e sicuramente il computer ha ridotto drasticamente il numero delle dattilografe e delle copisterie. Ma questo e’ il progresso e, come si e’ poi visto storicamente, il conseguente sviluppo economico sia della rivoluzione industriale che della rivoluzione informatica, ha prodotto un numero di nuovi posti di lavoro dieci volte superiore a quelli persi. Ovviamente bisogna riciclarsi, cosa facile per un ragazzino, un po’ meno per chi ha gia’ un’esperienza acquisita pluriennale, ma il nostro obiettivo devono sempre essere le nuove generazioni. Non si puo’ pretendere di fermare il progresso, che come dice la parola stessa, e’ un avanzamento quindi un movimento in avanti di tutta l’umanita’, pretendendo per i propri comodi che tutto si fermi. Capisco benissimo l’apprensione di molti, del tutto giustificata, ma visto tutto in modo razionale ed asettico, senza farci prendere da convulsi sentimenti egoistici, credo che concorderete con me che il telelavoro e l’istruzione a distanza siano un formidabile progresso, che non possiamo ignorare… anche perche’, se noi lo facciamo, gli altri invece non si fanno scrupoli nell’adottarlo e, considerando che e’ un sistema estremamente piu’ economico e funzionale, ci stanno gia’ surclassando, facendoci perdere per sempre qualsiasi possibile competitivita’ commerciale. L’andamento esponenziale dell’evoluzione tecnica a cui assistiamo in questi ultimi decenni si deve necessariamente accompagnare ad una evoluzione della coscienza dello stesso genere umano. E’ soprattutto un problema filosofico ed esistenziale, e si tratta della capacita’ di riuscire a fare “metanoia”, per dirla alla greca, e cioe’ un radicale cambiamento del nostro modo di pensare, di sentire e di volere. Questo si puo’ fare soltanto con una vera e propria Rivoluzione Culturale, che metta in campo tutti i mezzi di comunicazione: dai nostri linguaggi alle televisioni, dai canali internet ai profili Facebook. Bisognera’ auto-educarsi ad una nuova modalita’ di essere umani, diventando (vivaddio!) un nuovo, efficiente ed ecologico Homo Telematicus.

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