LETTERA APERTA AL SENATORE EMANUELE DESSI DALL’ASSOCIAZIONE CATILINA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Egr. Senatore Dessì,

con molto stupore abbiamo appreso dalla sua personale pagina di Facebook (Emanuele Lele Dessì) il suo disprezzo verso coloro che hanno dedicato la vita allo studio.

Certamente, il Suo è un punto di vista che non può non lasciar margini di riflessione.

Noi che abbiamo studiato, senza offenderLa, vogliamo spiegarle l’importanza che Lei riveste, ricorrendo in maniera del tutto elementare al significato nonché all’etimologia della parola Senato. Orbene essa “è una delle istituzioni politiche più longeve di sempre, il primo fu istituito da Romolo in persona come consiglio dello stato. L’etimologia della parola senato è legata ai componenti di quest’organo, infatti essa è composto da senex = vecchio e dal suffisso -atus che indica dignità o particolari uffici; in effetti fin dalle origini il senato è composto dagli anziani della comunità (attualmente sono richiesti 40 anni d’età) e rappresenta la camera “alta” di coloro che con la loro esperienza dovrebbero ispirare le scelte di uno stato.”

Per ovvie ragioni, l’Associazione Catilina, non può colmare con poche righe il Suo  bagaglio culturale, vacuum, tra l’altro rivendicato da Lei con orgoglio, e allo stesso tempo non può tediarLa nel raccontarLe come siamo giunti allo Stato modernamente inteso. Quest’ultimo, per quanto ci riguarda, va recepito come uno Stato di Diritto, grazie al quale, per il tramite della Costituzione ( fonte-fatto, in quanto extra ordinem di diritto scritto), Lei può esercitare i suoi Diritti cristallizzati, garantiti e tutelati dalla fonte normativa per eccellenza.

Orbene, l’art. 21 della Costituzione le offre la libertà di manifestare liberamente il suo pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Fortunatamente, questa libertà incontra dei limiti legali finalizzati a bilanciare la sua manifestazione, con rispetto della reputazione individuale, del buon costume e della sicurezza.

Egr. Senatore, Lei dovrebbe avere più rispetto verso coloro che hanno studiato.

Glielo deve per molteplici motivi. Se lei conoscesse la storia d’Italia, per esempio, saprebbe che siamo la culla della civiltà, saprebbe riconoscere un Raffaello da un Michelangelo, saprebbe che l’italiano è una lingua complessa che segue dei corollari precisi, quali, ad esempio, la consecutio temporum assente nei suoi post di Facebook, sarebbe riconoscente ai Padri Costituenti e a coloro i quali hanno perso la vita per assicurarle le libertà di cui, suo malgrado, non sa farne buon uso, apprezzerebbe maggiormente Meucci, Colombo, Fermi, Galileo, Leonardo, Bruno, Telesio, Montalcini, Ulpiano, Catilina, ecc, ecc.

Ma se lei avesse studiato un po’ di più invece di bullizzare chi lo ha fatto, certamente conoscerebbe il significato del principio di legalità, saprebbe che la sua matrice risale alla dottrina del “contratto sociale” e si giustifica con la conseguente esigenza di vincolare l’esercizio di ogni potere dello Stato alla legge.

Se ci possiamo permettere, vorremmo suggerirLe di rivolgersi al Presidente del Consiglio Conte, Professore Universitario di diritto, magari lui potrà spiegarLe meglio di chiunque altro questi concetti. Un vecchio adagio recita: “c’è un duplice vantaggio nell’insegnare, perché, mentre si insegna, si impara”. Lo stesso Presidente riconoscerà che in Italia (democrazia liberale) vige lo Stato di diritto, e che l’affermazione del principio di legalità, conseguente al primato della legge, condensa l’idea dell’assoggettamento del potere ai limiti e della necessità di garantire i sottoposti dagli arbitri di quest’ultimo. Proprio per evitare la tendenza dei suoi titolari ad abusare del potere che si è affermato il principio della separazione dei poteri. Sicuramente, il presidente Conte, rappresentandoLe ciò, rifletterebbe, altresì,sui provvedimenti emanati negli ultimi mesi. Ci permettiamo, Egr. Senatore, disuggerirLe di consultare una recente intervista rilasciata dal Prof. Sabino Cassese a proposito degli ultimi decreti legge firmati dal Presidente Conte.

L’associazione Catilina, nata con il motto difendi gli avvocati per difendere tutti, non poteva tacere dinanzi al suo post, non poteva non raccontarle che il popolo italiano è sovrano e vigila affinché mai avverrà un golpe, atto a trasformare il nostro Stato di diritto in uno Stato di polizia.

Lei non può comprendere le difficoltà di chi è stato costretto a sospendere la propria attività lavorativa, non lo può capire semplicemente perché a Lei non è cambiata la vita in termini economici durante la quarantena, l’indennità le viene riconosciuta ugualmente. E Lei sa chi la mantiene vero? Gli italiani, e tra questi anche i professionisti che lei ha deriso ignobilmente, che mai si sarebbero rivolti allo Stato per ricevere una qualsiasi forma di sostentamento. Purtroppo, però, lo Stato che lei rappresenta non è né un alleato, né un buon amico del Suo popolo. Quest’ultima riflessione è proprio figlia del suo post che si beffa della meritocrazia, dell’abnegazione e del lavoro altrui. Lei non può inneggiare all’ignoranza e al dolce far niente come condizione premiale, è intellettualmente scorretto e di una bassezza non conforme al ruolo che lo impegna. Ma non si preoccupi, l’emergenza passerà, gli avvocati ritorneranno a fare gli avvocati, gli ingegneri faranno gli ingegneri, gli architetti  ritorneranno a fare gli architetti, e i notai  ritorneranno ad essere  notai., ecc., ecc. E lo sa perché? Perché qualche studioso troverà una soluzione al Covid-19 di cui anche lei potrà beneficiarne, purtroppo però, devo darle una brutta notizia, non c’è stato mai nessuno, dall’età della pietra sino ad oggi, capace di scoprire la medicina o la cura contro l’ignoranza. (Maria Nellina Spataro, Avvocato in Roma)

 

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