CORONAVIRUS: COME VIVERE UN RIFUGIO CONSAPEVOLE di Silvia BASSI

L’emergenza coronavirus ha portato alla luce ambivalenti aspetti intrapsichici e psicosociali inerenti emozioni quali la paura, la psicosi sociale, il divario tra paura provata e realtà oggettiva, in aggiunta al senso di sicurezza che è venuto a mancare rispetto ad una situazione di emergenza sconosciuta.

Il covid-19 è un’esperienza nuova per l’individuo, inusuale, fuori dal comune e imprevedibile. Ognuno di noi di fronte ad un’esperienza nuova e sconosciuta percepita come una minaccia prova paura, un’emozione importante nell’evoluzione della specie perchè in natura permette di mettere in atto difese quali l’attacco o la fuga per fronteggiare un pericolo.

Il problema avviene quando la paura si discosta talmente tanto dalla realtà oggettiva, quando la percezione della paura è talmente alta che può causare reazioni esacerbate dell’individuo che creano un disagio per sè e per la collettività, come comportamenti che scaturiscono dalla fobia sociale, un esempio lo è stato la fuga di molte persone dal nord ai propri territori di origine prima che venisse firmato il DPCM in data 08.03.2020.

A livello fisiologico come funziona il nostro organismo quando percepiamo una paura incontrollata rispetto alla realtà oggettiva?

Negli anni ’70 è stata formulata da Paul McLean, medico e neuroscienziato statunitense, la teoria del cervello tripartito, ossia la distinzione del cervello in tre strutture, indipendenti l’una dall’altra:

1)     il cervello primitivo rettiliano predisposto alle reazioni di attacco/fuga di fronte ad uno stimolo;

2)     il cervello emotivo, ossia il sistema limbico che contiene tutte le nostre emozioni;

3)    la neocorteccia che regola le nostre funzioni più evolute quali il ragionamento, il problem solving, le strategie di coping e di ragionamento.

In seguito a questa teoria, lo psichiatra Daniel Siegel, fonderà le proprie idee sull’integrazione di diverse parti del cervello, della coscienza e delle sue diverse parti, oltre che del concetto di finestra di tolleranza.

Cosa accade alle persone di fronte ad una situazione nuova e di pericolo?

Il cervello può funzionare in modo adattivo e funzionale se attiva la neocorteccia, per cui riesce a percepire la realtà per così com’è e ad oggettivizzare il disagio che può comportare una situazione nuova e sconosciuta.

Se invece queste funzioni vengono a mancare, si attiveranno una serie di emozioni e di difese più arcaiche che fanno parte del cervello rettiliano, difese mobilizzanti come l’attacco o fuga o difese immobilizzanti come il blocco o freezing, per cui in una situazione di emergenza come quella del covid-19 possono presentarsi sotto forma di negazione totale della problematica, della situazione di disagio, o come attivazione dell’ansia, iperarousal, provocando azioni comportamentali incontrollate da parte dell’individuo.

Tali reazioni di ipoarausal o iperarousal si discostano da quella che Siegel ha definito “finestra di tolleranza“.

Vi starete chiedendo… ma come si fa? Eccoti alcune modalità:

•   Esamina oggettivamente la situazione;

•   Cerca dentro di te le risorse e le strategie migliori per ri-adattare la vostra vita;

•   Focalizzati sul presente, sul qui ed ora;

•   Focalizzati sul senso di sicurezza interna e non sull’effimero e palliativo senso di sicurezza che solitamente riponi sulla società;

•   Focalizza l’attenzione sui legami familiari e sociali significativi;

•  Sii propositivo/a;

•   Pensa alla tua casa non come ad un luogo di “detenzione” ma come un luogo creativo dove sviluppare nuove idee e progetti;

Il messaggio che vorrei condividere con te è di permetterti di rilassarti e di non impegnarti in modo assiduoin attività, senza sentirti in colpa. Concediti di osservare e apprezzare il tuo tempo, di riflettere su te stesso/a, sui tuoi obiettivi, su quello che hai raggiunto e sulle persone con cui vuoi e non vuoi condividere il tuo prezioso tempo.

Questo è il momento per farlo, hai tutto il tempo che vuoi, ciò che conta è gestirlo al meglio.

3 punti chiave per vivere con consapelezza la tua quotidianità

. Decidi tu come trascorrere il tuo tempo – scegli un’attività (leggere un libro, fare esercizio fisico, meditare, dilettarsi a cucinare un piatto diverso ogni giorno, guardare una serie tv, se hai un giardino o un terrazzo stai a contatto con la natura, visitare un museo, una città virtualmente…) da svolgere in modo costante tutti i giorni e, alla fine della settimana, scrivi come ti senti;

. Quale emozione ha prevalso nella tua giornata? scrivila e, nel mentre, ascolta come ti senti;

. chiama/videochiama una persona per te importante con cui condividere un momento, un’emozione, un pensiero e, alla fine della telefonata, ascolta come ti senti, e, se puoi, scrivilo.

(Silvia Bassi Psicologa Forense – Psicodiagnosta – CTP – Criminologa – Direttore scientifico del Centro Studi Scena del Crimine)

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Redazione

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