CASTEL MAGGIORE: INTERVENTO DI BELINDA GOTTARDI ALLA FESTA DELLA REPUBBLICA

I cittadini il 26 maggio hanno scelto e, nella giornata odierna si insedia il nuovo consiglio comunale, verrà ufficialmente presentata la  giunta comunale. Ritenendo di fare cosa utile pubblichiamo il discorso pronunciato dal sindaco in occasione della festa della repubblica, discorso improntato alla condivisione dei valori, alla condivisione degli obbiettivi della democrazia e della nostra costituzione repubblicana…“Care cittadine, cari cittadini,  Autorità convenute, mi rivolgo a voi con una particolare emozione, pochi giorni dopo la larga espressione di consenso che gli elettori hanno voluto esprimere nelle urne alle elezioni amministrative:la città che hanno scelto è la città dell’innovazione, dell’inclusione, della solidarietà, ma sono convinta che le azioni che intraprenderemo da domani rappresenteranno pienamente gli interessi di tutta la comunità. Oggi festeggiamo la nascita della nostra Repubblica: il 2 e 3 giugno 1946 gli italiani e le italiane, con il referendum istituzionale, decisero di voltare pagina abbandonando la monarchia e scegliendo di dar vita alla Repubblica. La nostra democrazia si fonda su tre pilastri ormai riconosciuti: il Risorgimento, l’antifascismo e la Resistenza, la Repubblica. Il Risorgimento ha permesso di superare la frammentazione politica del nostro paese e di raggiungere l’obiettivo di un grande stato unitario, attraverso la visione lungimirante di uomini come Mazzini, Cavour, Garibaldi e all’impegno di tanti patrioti che sfidarono la tirannia. Dopo la prima guerra mondiale, un’altra tirannia si abbatté sul nostro paese. Negli anni Venti e Trenta, una piccola avanguardia in esilio o in carcere seppe tenere alta un’idea diversa dell’Italia, in un contesto politico, sociale e ideale fortemente ostile, conoscendo solitudine ed emarginazione. Il popolo della Resistenza in armi, nei mesi tragici dal settembre del ’43 all’aprile del ’45 riscatta la libertà mortificata dell’Italia insieme alla lotta degli alleati in tutti gli scenari di guerra del pianeta. E il 2 giugno 1946 per la prima volta un intero popolo di uomini e di donne poté scegliere direttamente e liberamente la forma dello Stato, e fu la Repubblica. Ma il 2 giugno non è stato solo punto di approdo; esso è stato anche punto di partenza della nostra democrazia. In quella giornata sono state poste le premesse irreversibili della Costituzione. E insieme sono state costruite le fondamenta di quel processo che ha condotto l’Italia nell’Unione europea. Attorno alla Costituzione, abbiamo registrato diverse fasi di partecipazione, simili nelle linee di fondo in tutte le società occidentali. Nella prima fase, nel dopoguerra e negli anni 50, la comunicazione politica era subordinata ad un sistema di istituzioni e di fedi politiche molto salde, in cui i partiti svolgevano le principali funzioni di cinghie di trasmissione tra sistema politico e cittadini. La seconda fase, dagli anni ’60 agli anni ’80, è segnata dalla diffusione del nuovo mezzo televisivo e dal progressivo allentamento delle tradizionali fedeltà partitiche, dalla disillusione verso il socialismo reale e dalla fine della divisione dell’Europa in blocchi contrapposti. La terza fase, che stiamo vivendo, si basa sull’abbondanza di mezzi di comunicazione, sulla loro pervasività in ogni anfratto della vita sociale e individuale, sulla velocità. La televisione si polverizza in mille canali con un’offerta infinita, e accanto ad essa ed ai media tradizionali, conquista una funzione di informazione primaria la rete internet. A questa proliferazione di fonti di informazione la politica sta rispondendo in modo inadeguato: le campagne elettorali vengono gestite come operazioni di marketing in cui si vende un prodotto politico all’elettore consumatore, con crescente cinismo e mancanza di scrupoli, mentre l’elettore, molto più distaccato di prima dall’identificazione con i partiti, è fluttuante e quindi più influenzabile. E’ questa una situazione gravida di rischi, perché si appanna il sistema di valori, a favore del sistema dei sondaggi, ma noi sappiamo che il ragionamento sulla democrazia non può essere lasciato agli spin doctore,  ai portavoce: esso viene avviato nel 400 avanti Cristo da Socrate e dai sofisti, da Platone e da Aristotele. E’ allora che vengono organizzati alcuni pensieri che oggi paiono addirittura banali, ma che recano in sé verità durature: la polis come sede di vita onesta e virtuosa, la legge come espressione della giustizia, la coesione sociale nell’equilibrio delle classi economiche e sociali. E poi l’impatto del cristianesimo, che aggiunge il concetto di uguaglianza di tutti gli uomini, e sviluppa una cruciale riflessione sul ruolo e le forme dello stato con Agostino e Tommaso. L’illuminismo e la rivoluzione francese, il marxismo e la rivoluzione russa, i fascismi, la libertà individuale, l’uguaglianza, la dittatura: tutto questo percorso storico, accompagnato da rivolgimenti spesso drammatici, sembra oggi appiattito sullo sfondo di una politica e di una repubblica consegnate alle tifoserie, al duello tra chi sa comunicare meglio a prescindere dai programmi concreti, ai populismi che presentano ricette semplificate e incarnano pericolose derive, con il risultato di una crescente disaffezione dei cittadini, sempre meno presenti alle urne. In questo scenario è cresciuto lo scontro culturale tra chi era convinto che fosse necessario difendere comunque lo spazio politico europeo come il luogo in cui costruire non solo sviluppo economico, ma anche ideali comuni, libertà di movimento, un più ampio contesto per costruire la ricerca della felicità delle persone, e chi dall’altra parte considera l’Europa uno spauracchio presentato come una forma tecnocratica, priva di sentimento, incatenata alla difesa degli interessi meglio organizzati: un terreno non di solidarietà, ma di competizione tra gli Stati all’interno di un continente trasformato in fortezza assediata da migrazioni epocali. E allora, seppure dobbiamo accettare che le democrazie mature siano dominate da leggi di comunicazione in cui il marketing rischia di sostituire il contenuto politico, dobbiamo tenere fede ai principi di fondo, perché essi sono stai forgiati in sacrifici, guerre e lotte, in un processo storico incessante che nel 1946 diede un frutto straordinario: parlo di quell’atteggiamento di ponderato equilibrio che i padri e le madri della repubblica seppero assumere, coniugando i principi di fondo della democrazia– libertà e uguaglianza, con il dovere dell’integrazione sociale, in primis attraverso il lavoro, di tutti i cittadini. Il nostro concetto ideale di patria si basa dunque su valori che ci sollecitano a vivere la costituzione non come un glaciale sistema di norme, ma come uno strumento destinato a difendere il senso più profondo della nostra umanità. Siate umani, siamo umani, come il comandante partigiano Arrigo Boldrini, Bulow, che sul senso della Guerra di liberazione disse: “Vogliamo ribadire le nostre conquiste: la dignità dell’essere umano contro la barbarie, l’onestà morale, la libertà per tutti. Perché noi partigiani abbiamo combattuto per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro”. L’Articolo 2 della Costituzione dice che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. La costituzione riconosce così il valore della persona sia individualmente, sia in gruppo. Una società fondata sui diritti della persona non è una società individualista dove ciascuno è costretto a pensare unicamente a sé stesso. Un prete mite e rivoluzionario come Don Gallo, proprio richiamandosi ai valori della Costituzione, affermava la necessità, che dobbiamo fare nostra, di “traghettare il popolo italiano dalla solidarietà assistenziale ad una solidarietà liberatrice, strutturale, nei diritti di tutti”. E per farlo dobbiamo far passare la cultura del bene comune, nella quale i singoli diventino protagonisti e condividano gesti collettivi. Da anni chiamiamo il 2 giugno “La nostra Repubblica”: ovvero, la cosa pubblica riguarda tutti noi, riguarda innanzitutto il nostro stare insieme e prestare servizio per il bene collettivo. Di fronte a cambiamenti dalle conseguenze imprevedibili, di fronte a mutamenti della scala di valori che ci ha dato settant’anni di pace, facciamo appello alla positività dello stare insieme. I diritti individuali costituiscono quindi la leva per l’emancipazione di ciascuno di noi all’interno di una comune cornice di libertà e pari opportunità. Infatti, all’individuo non solo vengono garantiti i diritti, ma viene anche richiesto l’adempimento dei doveri, definiti dalla Costituzione come doveri di “solidarietà politica, economica e sociale”. Non esistono diritti senza doveri né viceversa: la libertà di ciascuno è volta al miglioramento della società nel suo complesso. Per questo, ha particolare significato, oggi, ritrovarsi qui con chi, nel volontariato, nell’associazionismo, nelle stesse forza armate, si impegna per il prossimo, con chi attivamente dà concretezza, nella vita di tutti i giorni, al dettato costituzionale. La coesione sociale è ciò che rende un paese forte permettendogli di superare le difficoltà. Per questo, in questo giorno speciale, dal 2007 a Castel Maggiore celebriamo quelli che consideriamo i simboli, l’Ape d’oro e l’ape d’Argento, che vengono assegnati a donne e a uomini che si sono distinti per la nostra comunità. Con questo premio, siamo impegnati a valorizzare la nostra identità civica e a sottolineare come la nostra convivenza debba essere costruita sull’esempio non di uomini eccezionali ed eroi, ma di cittadini che si impegnando giorno dopo giorno a fare il proprio dovere verso la comunità, e verso quel lavoro su cui è fondata la Repubblica. Nelle scelte che oggi presentiamo, questo è particolarmente vero: l’organizzazione volontaria protezione civile di Castel Maggiore rappresenta l’impegno condiviso per la sicurezza e la tutela del cittadino, i lavoratori della GAZZOTTI 18 che hanno difeso il proprio posto di lavoro richiamano l’art.1 della Costituzione, Moreno Marzari del Centro Sociale Trebbo ci ricorda il valore della solidarietà, la scrittrice e insegnante Claudia Piccinno ci rappresenta la centralità della cultura. Dal 2017 abbiamo voluto includere nella Festa della Repubblica alcuni protagonisti del movimento sportivo di Castel Maggiore: si tratta di atleti che hanno conseguito risultati significativi nel corso della stagione appena conclusa, e che oggi illustreremo alla cittadinanza con gli attestati e le medaglie al merito sportivo. Ora Marco Monesi, in qualità di Consigliere anziano, procederà a consegnare le benemerenze civiche a nome del Consiglio Comunale: prima di lasciargli la parola è doveroso ringraziare per la loro partecipazione i rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni di volontariato, culturali e sportive che sono qui presenti: nel giorno della Festa della Repubblica e degli Italiani, la sfilata dell’associazionismo e del volontariato rappresenta quella parte della nostra società, ricca di energie e di impegno, che con il proprio altruismo e spirito di servizio offre un contributo irrinunciabile alla comunità, un grande esempio alle giovani generazioni, un prezioso aiuto all’esplicazione di servizi di pubblica utilità, rendendo migliore la nostra vita”…Viva Castel Maggiore, Viva la Repubblica! (Belinda GOTTARDI,  Sindaco di Castel Maggiore).

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