ELOGIO DELLA CALABRESITA’ di Renato VIGNA

Qualche giorno fa mi sono visto costretto a rispondere per le rime ad un Giudice che continuava ad inveire contro un mio assistito facendogli pesare più che il reato di cui veniva incolpato la sua “ CALABRESITÀ‼️… Infatti l’ho subito stoppato facendo presente che ANCHE IO ERO CALABRESE e che per quanto mi riguarda non ho mai vissuto questa mia condizione come una sorta di MENOMAZIONE destinata ad incidere sulla mia significatività in ambito sociale e tantomeno in quello professionale. Piuttosto, – ho precisato – considero la mia CALABRESITA’ un arte da esportare esercitando con maestria e signorilità. Da CALABRESE infatti ho imparato a “parlare” come gli altri, esercito la professione esattamente come tantissimi miei colleghi, ma a differenza di molti tra questi conosco ed applico quotidianamente le migliaia di antiche “regole di buon senso” che nessuno ha mai scritto ma che tutti noi CALABRESI ci tramandiamo di padre in figlio; da CALABRESE faccio dell’amicizia sincera leale e disinteressata un valore indelebile, e soprattutto rientro tra quella MAGGIORANZA SCHIACCIANTE di UOMINI LIBERI E DI BUONI COSTUMI che guardano al codice dell’omertà come ad una inutile barzelletta che un manipolo di esaltati nullafacenti si continua a tramandare da quasi due secoli nel tentativo di convincere se stessi ( prima che gli altri) di rappresentare una “forza capace di governare il popolo e l’economia nei luoghi” imponendosi con modalità parallele ed alternative rispetto a tutto, anche rispetto alle istituzioni dello Stato. Da buon CALABRESE soffro e gioisco tifando Reggina Cosenza Crotone Catanzaro e Vibonese. Lavoro fino allo spasimo per poter garantire ai miei figli una vita serena ed il diritto al conseguimento di una laurea, e mi sforzo nel tentativo di insegnargli che l’uomo è tale solo se vive rispettando ed aiutando tutti i propri simili. Da calabrese senti ogni giorno su di me la responsabilità dell’essere un figlio dell’Ausonia, dell’Enotria, un erede di Pitagora, di Bernardino Telesio, di Zaleuco, di Aschenez di Gioacchino da Fiore, di Leonida Repaci, di Antonio Altomonte, Pensi sig.  Giudice che Platone ed il suo discepolo Aristotele sostanzialmente furono allievi dei Calabresi, visto che Platone, prima di insegnare al suo allievo venne in Calabria dove apprese ogni cosa da maestri come Timeo, Euticrate ed Arione, che furono tutti LOCRESI.!!! Perciò’ sig. Giudice… io parlandole nelle vesti di professionista “calabrese” amante della propria “CALABRESITA’” la invito a pensarci bene prima di conferire immeritate patenti a persone che in buona sostanza sono rappresentanti di un mondo che da migliaia di anni irradia cultura in chiave universale . Secondo lei queste persone potrebbero mai tollerare che un magistrato trasformi la CALABRESITA’ in un problema sociale parificandolo addirittura alla devianza criminale denominata NDRANGHETA di cui invece è corretto che l’umanità continui seriamente a preoccuparsi ?? # Magari sarò un avvocaticchio ma in ogni caso la mia CALABRESITA’ non conviene stuzzicarla # 🤷‍♂️ 
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Pubblicato da iuraetleges

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