L’ITALIA VISTA DIETRO LE SBARRE: STOP AI BAMBINI IN CARCERE di Anna PALERMO

Qual è la realtà degli ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per detenute Madri) in Italia?  Veder crescere- dietro le sbarre – dei bambini che sono più innocenti degli innocenti: una vera e propria infanzia rubata…

Il rapporto tra maternità e carcere è una delle tematiche più complesse che riguardano non solo l’esecuzione della pena, ma anche l’applicazione delle misure cautelari personali, prima fra tutte la custodia cautelare in carcere. A tal proposito, con la legge n. 62 del 2011, sono stati introdotti gli ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per Madri detenute), si tratta di una realtà esistente in Italia da un bel po’ di anni, nello specifico, sono delle strutture volte ad accogliere le madri detenute con i propri figli, luoghi in cui i bambini possono restare fino al sesto anno di vita e il tutto su base esclusivamente volontaria. Al momento, gli ICAM sono appena 5 sul territorio italiano (San Vittore a Milano, Giudecca a Venezia, Lauro in provincia di Avellino, Torino e Cagliari) e sono distribuiti in modo alquanto disomogeneo. Nonostante gli ICAM siano delle “case” e non delle “prigioni”, c’è da dire che si tratta comunque di  sedi esterne agli Istituti Penitenziari (seppur dotate di sistemi di sicurezza non riconoscibili dai bambini e destinati espressamente alle madri detenute). Gli ICAM sono in grado di offrire un ambiente notevolmente diverso rispetto al “cupo” mondo carcerario, questi bambini però, che vengono privati della libertà personale fin da piccoli sono i primi a pagare – assieme alle loro madri – degli errori di cui non sono ritenuti responsabili.  Al di là di ogni ragionevole dubbio un bambino ha il sacrosanto diritto di crescere in libertà e di venir accudito dalla madre, della cui pena non può e non deve subirne – assolutamente – le pregiudizievoli conseguenze, questo è quanto ha stabilito l’art. 31, II c., Cost., per il quale la Repubblica “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. La possibilità di far entrare i figli in carcere con la madre è stata prevista dalla legge n. 354/1975 O.P., (la prima volta che lo Stato italiano realizzò una normativa che si occupasse delle donne in gravidanza e delle madri di figli piccoli). All’epoca, la misura era stata pensata per evitare il distacco madre-bambino, poi, negli anni, sono stati adottati degli istituti alternativi attraverso due modifiche legislative, che hanno definito ex novo i limiti di pena per le madri autrici di reato fuori dal carcere, a seconda dell’età del bambino.  A tal proposito, la Camera, il 30 maggio di quest’anno ha approvato la proposta di legge n. 2298 che abbinata ad altre proposte, va a modificare il Codice Penale, il Codice di Procedura Penale, la Legge n. 354/1975 e la n. 62/2011 O.P.  al fine di tutelare in maniera più congrua il rapporto tra madri in stato di detenzione e figli. La proposta, che ha avuto come primo firmatario il deputato del PD Paolo Siani, ha previsto il ricorso a case-famiglia protette e, solo in casi eccezionali agli ICAM. La suddetta proposta ha posto l’obiettivo di salvaguardare il rapporto tra madri detenute e figli, valorizzando- in primis -le case-famiglia e, successivamente gli ICAM, che, come già detto pocanzi, sono strutture ben diverse dalle carceri, rilevato che, si presentano senza sbarre sia alle porte che alle finestre, ambienti colorati, con il personale di Polizia Penitenziaria senza divise e con operatori che fanno uscire regolarmente i bambini all’esterno della struttura e, nonostante la somiglianza ad asili piuttosto che ad Istituti Penitenziari, rappresentano pur sempre una limitazione della libertà per i bambini. Tuttavia, ad oggi, sono in totale 27i bambini (di età inferiore ai 3 anni) reclusi con le proprie madri, questi bambini sono delle vittime innocenti da proteggere, ecco perché sarebbe preferibile intervenire in maniera “preventiva”, optando magari per interventi più incisivi a favore delle madri e delle famiglie in difficoltà così da contenere maggiormente i comportamenti penalmente rilevati a cui segue la carcerazione. In concreto, la finalità della già menzionata legge, è quella di superare il problema della permanenza dei bambini ristretti con le madri in carcere ed è volta a preservare, quanto più possibile, il legame madre-figlio che, nelle primissime fasi di vita, se limitato, potrebbe essere irrimediabilmente compromesso. È d’uopo quindi, evidenziare la proposta avanzata dal deputato del PD Paolo Siani, che, riconosce il divieto assoluto della custodia cautelare in carcere (anche per le donne in gravidanza) con lo scopo di tutelare il rapporto tra detenute madri e figli minori, mirando a sostituire gli ICAM con delle case-famiglia. L’auspicio è dunque quello di creare un Paese in cui nessun destino sia già stato segnato alla nascita, prediligendo le suddette case-famiglia, volte ad accogliere in maniera adeguata le madri condannate (assieme ai loro figli). Purtroppo, la crisi di governo e lo scioglimento delle Camere hanno fatto naufragare la proposta avanzata dal deputato Paolo Siani che, per quanto concerne questo delicato argomento ha dimostrato grande impegno.

Anna PALERMO: Praticante Avvocato Penalista – AML Specialist – DOCENTE A-46 SCIENZE GIURIDICO-ECONOMICHE – Master di II livello in CRIMINOLOGIA CLINICA.

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Pubblicato da iuraetleges

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