LETTERA AD UN AVVOCATO di Biagio RICCIO

Clara Letizia, carissima figliola,
ora sei una collega perché hai superato brillantemente l’esame di avvocato. Sei giovanissima e, nonostante tagliole ed impedimenti al primo tentativo, hai conseguito il sospirato traguardo con indubbia bravura. 1. Ma questa nobile professione è cambiata.   Non è più redditizia come un tempo; oggi molti colleghi per le tasse e gli oneri previdenziali si cancellano dagli albi. E nessuno ci protegge;  2.  I clienti non sono fiduciosi e diventano i primi nemici quando si perde. Cercano nell’avvocato il capro espiatorio anche se la colpa non traspare;  3.  I Magistrati ci guardano dall’alto in basso, con disprezzo: si reputano superiori, ma non è affatto così; gli asini ed i copioni ci sono anche tra loro; 4. Molti colleghi sono cannibali: hanno istituito studi specializzati per intentare azioni di responsabilità a prescindere, purché si raccattino soldi; 5. È vero molti avvocati non studiano, non sanno cosa siano la dottrina e la letteratura giuridica e copiano ed incollano, si mettono in foto su Istagram, TikTok, Facebook si auto celebrano nei propri studi con targhette e marchette. Ci hanno rovinato. Diffida di costoro, sono ciarpame. Ma tu sai bene che l’avvocato deve avere “la pensata”, come dicevano il prof. Antonio Guarino ed un imperituro Maestro, Alfredo De Marsico, che non ha mai negato- anche al peggior delinquente – il diritto di difesa. Perché la bellezza di quest’arte è proprio questa: trovare una soluzione, anche quando sia impossibile e creare ius novum. E crescerai – sei anche giornalista – nel culto della parola, dell’eloquenza, dello scritto pulito e carsico di un periodare limpido; come sosteneva Cordero: la parola è persuasione e convincerai le Corti Giudicanti per la sua adescante bellezza, quando la saprai usare per le austere e preziose letture di cui amabilmente ti nutri. A casa nostra c’è ricchezza smisurata: i libri che riempiono tutte le pareti. Una preghiera: l’avvocato non deve rivolgersi subito al Giudice; oggi chi entra in Tribunale non sa come ne esce. Ma deve curare il conflitto, trovare una composizione, renderlo fatuo, innocuo. Ecco, l’avvocato sia un mediatore sociale, che porti la pace in ogni contesa, sentendo sempre le ragioni dell’altro. Lo predicava Severino Santiapichi, il Presidente della Corte di Assise del processo delle Brigate Rosse per il sequestro e la morte di Aldo Moro. “Vorrei indagare se dietro questi terroristi ci sono degli uomini e perché sono diventati così”. La nostra professione non è come le fatiche di Sisifo. I minatori e gli operai lavorano molto di più. Pensa a loro, non a ricchi noiosi. Marx diceva che scoppieranno. La ricchezza non è un fine: abbrutisce, ma rende la vita solo comoda. E saprai fare questo nobile lavoro, quando difenderai con regole processuali. La piazza forcaiola non fa per te. E ti pagheranno, perché tu ti rivolgerai con grazia e diffonderai speranze. Auguri adoratissima: il mondo della professione con te sarà migliore. 

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Pubblicato da iuraetleges

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