MILANO: DONNA PICCHIATA DALLA POLIZIA LOCALE

Ripresi degli appartenenti alla polizia locale che malmenano una persona trans indifesa e a terra. Le notizie che circolano sono le più disparate, e neanche possiamo dire quanto siano attendibili. Si legge un po’ di tutto sui social, che la persona trans stesse importunando dei bimbi al di fuori di una scuola, che abbia prima fatto finta di star male e poi abbia aggredito un agente per poi scappare, urlare a questi agenti che li avrebbe infettati il suo sangue con l’Aids. Le immagini danno un racconto solo parziale della vicenda. Vero! Sicuramente, toccherà alla magistratura accertare il contesto, la dinamica complessiva, l’insieme dei fatti. Altrettanto vero è che la polizia e tutte le forze dell’ordine sono uno strumento di tutela ed in uno stato di diritto picchiare qualcuno che è già a terra indifeso, apparentemente non pericolosa e disarmata non è accettabile. Quello che suscita l’indignazione pubblica è che, più che un intervento di polizia sembra semplicemente uno sfogo violento da parte di alcuni poliziotti – soprattutto quello con la mazza – perché si nota che il poliziotto col peperoncino in mezzo pare abbia compreso che la situazione sta degenerando, tanto è che cerca di calmare l’altro. Così l’avv. Angelo Ruberto, Presidente di rete Nazionale Forense: “Qualunque azione o eventuale reato possa aver commesso il transessuale Bruna, non esiste nulla che giustifichi una violenza del genere. Sono immagini  sconvolgenti, indegne di un Paese civile”. L’uso della forza è di norma un reato, anche se commesso da forze di polizia, tranne le situazioni per le quali l’uso della forza è consentito, indipendentemente dal ruolo della persona che lo pone in essere. il Codice penale prevede, regolamenta e circoscrive queste situazioni con le cosiddette cause di giustificazione, tra le quali prima fra tutte rientra la nota legittima difesa, art. 52 codice penale. Per quanto riguarda specificamente le forze dell’Ordine si fa riferimento, invece, all’art. 51 Codice penale “Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere”, e l’art. 53 codice penale “Uso legittimo delle armi”.  Queste norme “giustificano” l’intervento delle forze dell’Ordine, ma non solo, e quindi rendono leciti in determinati contesti, comportamenti che di norma sarebbero illeciti. In base proprio all’art. 53 sono due i casi in cui è possibile che il pubblico ufficiale faccia un uso legittimo delle armi: quando costretto dalla necessità di respingere una violenza, rivolta nei confronti del pubblico ufficiale o persone che questi ha il dovere di tutelare; o di vincere una resistenza, fattispecie nella quale sicuramente i due agenti tenteranno di fare rientrare la vicenda. Limiti sulla applicazione della scriminante sono la necessità e la proporzionalità. Necessità significa che la violenza da respingere e la resistenza da vincere deve essere tale da richiedere l’uso della forza. La proporzionalità, dall’altra parte, richiede una valutazione caso per caso degli interessi contrapposti in considerazione della condotta del pubblico ufficiale rispetto al pericolo derivante dalla violenza o resistenza. Molto discussa è l’operatività della norma in caso di resistenza passiva o di fuga. Infatti, per anni la giurisprudenza ha escluso l’applicabilità dell’articolo 53 in caso di resistenza passiva.  Tale conclusione era chiaramente penalizzante per il pubblico ufficiale, tanto è che recentemente la giurisprudenza preferito orientarsi piuttosto con l’applicazione del principio di proporzionalità. Ma attenzione, la proporzionalità non opera, rispetto alla gravità del reato (quindi non ci interessa se la donna “trans” infastidiva dei bambini), ma rispetto alle modalità concrete della fuga e della resistenza, che sembrerebbe dal video essere stata chiaramente neutralizzata. (@deemy)

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Redazione

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