TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA: RICONOSCE LA FIBROMIALGIA COME MALATTIA INVALIDANTE

Importante passo in avanti per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante grazie ad una sentenza del 23 gennaio 2023 del Tribunale di Reggio Calabria Sezione Lavoro e Previdenza, che ha accolto il ricorso presentato dall’avv. Simona Cariati  nell’interesse di una donna di 64 anni contro l’Inps, che aveva rigettato la sua richiesta di riconoscimento dell’invalidità civile e dello status di portatrice di handicap ai sensi della Legge 104/92 dovuto a principalmente a questa patologia. Contestando l’esito dell’accertamento da parte della Commissione Medica per l’accertamento dell’invalidità civile dell’INPS,  l’avvocato Simona Cariati aveva richiesto un accertamento tecnico preventivo sullo stato di salute della ricorrente Antonia P., reggina di 64 anni, finalizzato a legittimare la sua richiesta. Il Tribunale di Reggio Calabria, in persona del giudice dott.ssa Rosanna Femia, “ritenuta la piena fondatezza della domanda di accertamento del requisito sanitario dedotto dalla parte ricorrente”  ha omologato l’accertamento del requisito sanitario secondo le risultanze probatorie indicate nella relazione del consulente tecnico d’ufficio a mezzo medico legale, dott.ssa Anna Maria Danaro, nella quale si legge “alla luce delle notizie anamnestiche raccolte, della documentazione sanitaria presa in visione e della visita peritale effettuata e utilizzando il calcolo riduzionistico secondo il sistema di Balthazard è possibile affermare con ragionevole certezza medico-legale che la sig.ra è affetta da patologie che la rendono invalida civile con una riduzione della capacità lavorativa in misura  pari al 75%. Inoltre la periziata presenta una minorazione che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione (art.3 comma 1 legge n. 104/92).”  L’art 3 comma 1 legge 104/92 definisce come persona con handicap l’individuo con una minorazione psichica, fisica o sensoriale stabilizzata o progressiva tale da causare una condizione di emarginazione o svantaggio sociale.  Nel ricorso per a.t.p. presentato dall’avv. Cariati viene descritta dettagliatamente la fibromialgia, patologia consistente in poliantalgie muscolari diffuse con dolore alla digitopressione in corrispondenza dei c.d. tender points. La fibromialgia – afferma l’avvocato Cariati – è  una «malattia invisibile» perché i pazienti hanno un aspetto apparentemente sano. Eppure si tratta di una patologia estremamente invalidante, che compromette la qualità della vita del malato e ne annienta, di fatto, la dignità lavorativa, poiché impedisce di poter svolgere in modo costante e continuativo la prestazione di lavoro. A scatenare la patologia sono spesso traumi psicologici o fisici. Si tratta di una sindrome complessa e debilitante, caratterizzata da  ipersensibilizzazione del sistema nervoso centrale, alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi, iperattività del sistema nervoso neurovegetativo con conseguente deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare (che, a sua volta, si traduce in iperalgesia), dolori osteoarticolari alla colonna vertebrale o alle articolazioni periferiche, sindrome dell’intestino irritabile, emicrania, astenia, ansia, crisi di panico, depressione, nausea, vertigini, cefalea, disturbi del sonno. Tutti disturbi che possono compromettere gravemente la qualità di vita di chi ne è affetto. La disabilità che si associa al dolore cronico caratteristico della fibromialgia è stata definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come «una limitazione o una perdita, derivante da un’alterazione, della capacità di eseguire un’attività nella maniera o nel range considerato normale per un essere umano». I pazienti affetti da fibromialgia (circa 2-3 milioni in Italia), che per la  maggior parte hanno un’età compresa tra i 45 e i 64 anni, sono nel pieno della loro vita lavorativa, la quale viene però fortemente compromessa dal dolore e dalla stanchezza cronica causati dalla malattia.” La sindrome fibromialgica è, infatti, una delle principali cause di assenze dal lavoro ed in alcuni casi (circa un terzo) costringe i malati a cambiare lavoro occupazione in favore di una meno faticosa, o addirittura a rinunciare a lavorare. Purtroppo i pazienti fibromialgici sono ancora privi di tutela legislativa quando, invece, avrebbero diritto a rientrare pienamente nella categoria degli invalidi sì da avere garantiti i relativi livelli essenziali di assistenza e l’esenzione dalla spesa sanitaria per farmaci e terapie del dolore – si legge sempre nel ricorso dell’avvocato Cariati – La fibromialgia per anni è rimasta senza criteri identificativi diagnostici. Finalmente nel 1992 la “fibromialgia” è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e con la cosiddetta Dichiarazione di Copenhagen sono stati anche ampliati i criteri diagnostici. Un importante traguardo è stato, poi, raggiunto, con l’inclusione della fibromialgia nell’elenco ICD-9-CM (International Classification of Diseases – 9th revision – Clinical Modification) e poi nella decima revisione ICD-10 con il codice M79-7. Nel 2007 in Italia il Ministero della Salute introduce il codice 729.0 “Fibromialgia e reumatismi extraarticolari. Inoltre, è attualmente in discussione al Senato il Disegno di Legge n. 299 “Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia, che prevede di istituire centri di riferimento, centri di ricerca e un registro nazionale dei pazienti fibromialgici. Negli ultimi anni, poi, anche i Tribunali di merito stanno riconoscendo la riduzione della capacità lavorativa dei malati fibromialgici, con diritto alla corresponsione della pensione di invalidità. Si cita, a titolo  esemplificativo, il provvedimento del 25/05/2017 n. 1116/2016 del Tribunale di Termini Imerese che ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’invalidità di una donna affetta da sindrome fibromialgica. Nel caso che ho patrocinato – dichiara l’avv. Simona Cariati – sebbene la Commissione Medica INPS avesse comunque riconosciuto alla signora, nella Diagnosi ICD9 i codici 729.0 (fibromialgia e reumatismi extrarticolari) e 756.1.2 (spondilolistesi), non ne aveva riconosciuto l’invalidità né lo status di portatore di handicap, per cui si è reso necessario impugnare sia il verbale relativo alla domanda di riconoscimento dell’invalidità civile sia il verbale relativo alla domanda di riconoscimento dello status di portatore di handicap ex Legge 104/92Era infatti evidente, nel caso de quo, quella che l’O.M.S. definisce, nel descrivere la fibromialgia, come <<limitazione della capacità di eseguire un’attività nella maniera o nel range considerato normale per un essere umano>>, pertanto sono lieta che il Tribunale abbia accolto il nostro ricorso, riconoscendo alla mia assistita i diritti e i benefici di legge che le spettavano”.   

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Redazione

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