FEMMINICIDIO: IL PUNTO DI VISTA DELLA PSICOLOGA

Nel 2019, fino al 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sono state più di 90 le donne uccise in Italia da un familiare. Dati allarmanti, che arrivano dalle statistiche e che sono ormai quasi quotidianamente confermati dalla cronaca.  Questi dati richiedono un’attenta riflessione. Sentiamo spesso dare delle interpretazioni sociali e politiche al problema, però sembra che manchi, per ottenere una comprensione migliore del fenomeno e per contrastarlo più efficacemente, una discussione psicologica delle cause della violenza di genere. Ogni volta che un uomo è violento, questa violenza nasce da un sentimento di helplessness, di fragilità, considerata inaccettabile, alla quale egli cerca di resistere picchiando. La violenza è per molti nostri pazienti il tentativo di controllare la depressione, derivata da sentimenti di umiliazione inaccettabili. Spesso queste persone sono cresciute in ambienti violenti, essendo umiliate o maltrattate dalle figure di riferimento. È conoscenza comune e asseverata che se un bambino o una bambina assistono a violenza sistematica da parte di un genitore verso l’altro genitore o verso un fratello o se essi stessi subiscono violenza, è più facile che poi utilizzino la violenza quando si trovano in condizioni di stress (Straus, 1998).  Si parla sempre più spesso, di disturbi de personalità, che hanno un’incidenza importante negli assalti (80-90% a fronte di un 15% nella popolazione normale). Edwards et al (2003) hanno dimostrato che vi è una percentuale più alta di disturbi antisociali e borderline nella popolazione degli assaltatori, dei violenti verso le donne. E qui parliamo di una violenza intra-familiare, impulsiva e legata a disturbi di personalità.

Ma non è l’unico tipo di violenza. La violenza contro le donne può essere di diverso tipo:

  • Impulsiva preterintenzionale (ho intenzione di fare del male ma non di uccidere, mi arrabbio, do un pugno, la ragazza cade, batte la testa e muore).
  • Impulsiva e basta (ho intenzione solo in quel momento di uccidere, mi fa arrabbiare, perdo il lume della ragione e la strozzo, lei muore).
  • Strategica, Paranoidea (ho un piano di assassinio preparato da giorni: vado dalla mia ex donna che mi ha lasciato, lei arriva e io l’ammazzo).
  • Di gruppo
  • Da fallimento della grandiosità narcisista (non posso sopportare le sue continue umiliazioni perché io non le merito e l’ammazzo).
  • Antisociale / Amorale (Sono stanco di lei, ho un’altra donna più giovane e più bella, mi voglio liberare e la uccido).

La violenza dei disturbi di personalità nasce nelle famiglie. La violenza familiare va dunque individuata e fermata fin dall’infanzia. Bambini violenti diventano uomini violenti, madri che accettano che il figlio assista alle botte che prende dal marito, lo mettono in contatto con la violenza come qualcosa di accettabile, donne che lasciano che il terrore le blocchi nella difesa dei figli, passano il bastone della violenza alla generazione successiva.

Da un punto di vista psicologico è però anche importante guardare alle donne, che se in alcuni casi riescono a uscire da relazioni violente e a denunciarle, in molti altri non fuggono da uomini violenti, non si proteggono, non leggono segnali preliminari che c’erano stati e spesso estremamente chiari. Donne che accettano la compagnia di uomini violenti sviluppano nei loro confronti spesso relazioni di dipendenza. E la dipendenza femminile da uomini violenti ha anche origine in famiglie nelle quali la violenza e la prepotenza maschile è accettata o tollerata. Le ragazze che hanno padri violenti rischiano di divenire vittime di uomini violenti (Norwood).

È importante che le donne imparino a riconoscere le situazioni rischiose. Anche il più piccolo segnale di violenza, deve essere preso in considerazione ed interpretato come messaggio prezioso per considerare quella storia una storia non buona, che potenzialmente ci mette a rischio, e che quindi andrebbe chiusa. Un uomo violento non cambia con l’amore di una donna, non è curabile altro che con la conquista della consapevolezza del suo problema e il doloroso passaggio attraverso una buona psicoterapia.

Nessun amore maledetto vale la vita, nessun legame familiare ci costringe all’autodistruzione.

(Dott.ssa Costanza Mascolo, psicologa, psidiagnosta e psicoterapeuta cognitivo comportamentale)

 

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Redazione

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