JOPPOLO (VV) PROGETTO DI RECUPERO DELLA TORRE

JOPPOLO: CHIESTO al Ministero per i Beni e le Attività Culturali  un finanziamento di 500mila euro da utilizzare per la riqualificazione e valorizzazione turistico-culturale del territorio, nello specifico per il recupero e l’adeguamento funzionale e strutturale Torre Parnaso. La torre, benchè dai Joppolesi è stata sempre considerata la torre di Joppolo,  di fatto da poco è entrata giuridicamente a fare parte del patrimonio del Comune, essendo stata donata insieme ad una porzione di terreno circostante da parte del proprietario, Giuseppe Stefano Laghi con atto del notaio Sapienza Comerci (Foto sotto, firma dell’atto di donazione) – Joppolese doc – nel 2018.  Secondo fonti storiche,  la costruzione della “Torre” coinciderebbe con la fondazione stessa del Municipio di Joppolo. Dichiarata, con decreto del luglio 1977 del Ministero per i Beni e le attività culturali e ai sensi della Legge 1089 del 1939, di notevole interesse storico ed artistico perché “documento per lo studio delle espressioni del periodo cinquecentesco del basso Tirreno” e anche perché, unitamente a quella di Taureana, nel reggino, costituirebbe l’unico esemplare di fortificazione, di difesa ed avvistamento in atto esistente quasi nella sua integrità ed è, quindi, sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge medesima. Sul progetto, il vice Sindaco Dino STERZA, dice:L’intervento presentato ha una doppia valenza, salvaguardare l’istanza storico-geologico-ambientale e quella a carattere turistico-ricreativo per mettere in sicurezza un luogo così caratteristico, potenziando i percorsi e la viabilità generale. Di particolare rilevanza l’angioina Torre Parnaso del XIV secolo, si erge su un piccolo promontorio della nostra costa di cui la Torre, detta anche di “Sant’Antonio”, fungeva appunto da custode e sentinella. Faceva parte di una rete di traguardo costiera capace di comunicare rapidamente, attraverso specifici segnali militari, tra le sentinelle messe a guardia all’interno delle torri. La torre “Parnaso” è una delle torri di avvistamento più giovani dell’intero Regno di Napoli. L’edificazione della Torre coincide con la fondazione della vicina Joppolo. In base alla deliberazione della giunta regionale numero 273 del 2017, Joppolo rientra tra le aree di attrazione culturale a rilevanza strategica e del Pon Cultura e Sviluppo 2014-2020. Inoltre, il comune è ricadente in una delle Aree Interne della Strategia nazionale per le aree interne (Snai). Anche la Legge urbanistica regionale (Lur) parla del borgo di Joppolo come centro storico suscettibile di tutela e valorizzazione, richiamato poi nella D.G.R. 44/2011. Per questo diventa di fondamentale importanza una politica mirata alla salvaguardia dei valori identitari dei luoghi. Nelle immediate vicinanze della torre si apre anche l’antico sentiero che collega la marina di Joppolo con il borgo di Caroniti. Incluso fra i percorsi nazionali del Club Alpino Italiano con il n° 715, il sentiero – come a me piacerebbe nominarlo – di “San Gennaro” diviene oltre che il percorso del Santo con caratteristiche uniche per le sue ampie vedute sulla costa tirrenica e le isole Eolie, per un turismo slow un modo capace di far godere il territorio promuovendo la qualità e la lentezza dell’esperienza turistica. In linea con le indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio e della Carta Calabrese del Paesaggio, nella definizione degli strumenti di governo del territorio, l’area in esame può assurgere a ruolo di risorsa strategica di assoluta centralità e importanza per l’intera realtà regionale. Ciò avrebbe come immediato riflesso quello di consentire, soprattutto ai giovani residenti, di recuperare antiche arti e mestieri del territorio per proporli in chiave turistica, non ultima la cultura culinaria locale che si caratterizza per i sapori molto intensi grazie all’uso di prodotti biologici coltivati nella zona, anche in virtù del fatto che il territorio fa parte di un sistema di più vasta scala come l’itinerario enogastronomico “Strada dei Sapori del Poro. Ciò determinerebbe un circuito virtuoso e un volano per lo sviluppo sostenibile del luogo. Il tutto per riportare alla memoria e quindi “ri-cor-dare”: ridare al cuore per perpetrare nella memoria chi siamo, da dove veniamo, può certamente rinvigorire e mantenere vivido l’assetto di quelle società in vista della loro trasmissione alle future generazioni. Recuperare questa memoria può certamente essere il primo step di una serie di interventi volti all’acquisizione di elementi che andranno curati e valorizzati. La valorizzazione di un sito del genere non è soltanto direttamente utile alla sua comunità, che se ne avvantaggerebbe dal punto di vista dello sviluppo socio-occupazionale, ma rappresenterebbe anche un momento di rafforzamento dell’offerta turistica del patrimonio culturale in quanto si aggiungerebbe agli altri, partecipando come nodo alla rete culturale calabrese già insistente, potenziandola e arricchendola rispetto a nuovi percorsi turistico-ricettivi”.

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