MARINA MILITARE, STRUMENTO DI DETERRENZA E DISSUASIONE di Nicola DE FELICE

L’Italia, prima in Europa per  quantità di merci e combustibili importati via mare, ha un comparto marittimo che genera circa il 3 per cento del PIL. L’industria correlata alle capacità marittime è uno dei settori più redditizi sul quale investire, sia al Nord che al Sud, con un moltiplicatore d’occupazione di 1 a 6. Essa è tuttavia impiegata per meno del 50 per cento delle sue potenzialità. Le forze marittime sono uno strumento essenziale della politica estera impiegate per il conseguimento di definiti obiettivi di interesse nazionale. Per tutelare questi interessi nel Mediterraneo allargato – cioè dall’Oceano Indiano all’Atlantico – la Marina Militare deve disporre di almeno 90 navi, 20 sommergibili e di un efficiente aviazione navale, operando efficacemente in cielo, in superficie, nelle profondità marine. Occorre quindi disporre di efficaci forze da sbarco e di forze speciali, di reparti subacquei unici per tutte le Forze Armate. Le forze marittime devono schierarsi rapidamente a distanze elevate dall’Italia, per lunghi periodi di tempo. Le capacità di autosostentamento devono permettere alle forze in mare di svolgere attività senza toccare terra. Tale peculiarità, intesa come capacità di supportare le forze dispiegate a terra e di influire sulla condotta delle attività con supporto di fuoco e sostegno logistico, è intrinsecamente connessa alla versatilità strategica richiesta ad una vera Marina. Le forze marittime si spostano in prossimità di un’aerea di crisi senza violare le norme del diritto internazionale, non condizionate alla necessità di supporto logistico. Esse devono essere impiegate in un ruolo di diplomazia navale, mostrando la bandiera italiana a supporto degli interessi della Nazione oppure ad assicurare una presenza di deterrenza o dissuasione, fino ad un appropriato e selettivo uso della forza, in mare o sulla terra. Esse devono operare in sostegno alla popolazione in caso di calamità naturali, nella ricerca e soccorso, per l’esfiltrazione di cittadini da territori ostili. Dopo il recente raddoppio del Canale di Suez e la rinnovata “via della seta”, è fondamentale assolvere il ruolo di tutela delle linee di transito marittime, di legalità in alto mare, di garanzia di interdizione del traffico illegale ovvero di embargo, di blocco navale.

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Redazione

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