RIVOLTA DEI SINDACI CONTRO IL DECRETO SICUREZZA

I sindaci Orlando, De Magistris, Falcomatà, Nardella, Pizzarotti, Decaro, protestano, così dicono,  contro il decreto Salvini “Non per buonismo, ma per  buonsenso”. Il prezzo della mancata copertura sanitaria, della dispersione scolastica, dell’aumento dei senzatetto, del proliferare di economie illegali lo pagano le comunità locali”. Leoluca Orlando – sindaco di Palermo – capofila dell’ondata di dissidenza nei confronti del Decreto, dice : “Il governo oggi finalmente getta la maschera con il decreto 132 del 2018 che costituisce un esempio di provvedimento disumano e criminogeno. Per queste ragioni ho disposto formalmente agli uffici di sospendere la sua applicazione perché non posso essere complice di una violazione palese dei diritti umani, previsti dalla Costituzione, nei confronti di persone che sono legalmente presenti sul territorio nazionale”. “E’ disumano – ha spiegato Orlando – perché eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale ed è criminogeno perché siamo in presenza di una violazione dei diritti umani e mi riferisco soprattutto ai minori che al compimento del 18/mo anno non potranno stare più sul territorio nazionale”. Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha detto: “Come sindaci avevamo rilevato queste problematiche fin da ottobre e non c’è stata alcuna concertazione e condivisione. Nella nostra città mai applicheremo norme che vanno contro i principi costituzionali e di accoglienza. A questo punto auspichiamo che il Viminale voglia incontrare l’Anci”.”Ci dicono di sgomberare gli irregolari- prosegue Falcomatà- e non ci dicono dove collocarli”. Ma a preoccupare il sindaco di Reggio è anche un altro:”Un aspetto che mi inquieta molto è anche la possibilità di vendere beni sequestrati alla mafia senza alcuna selezione. In questo modo il mafioso rischia, attraverso un prestanome, di rientrare in possesso del bene confiscato” Tuttavia da più parti si levano voci contro la legittimità della protesta, anche molto autorevoli come quella di Cesare Mirabelli,  Presidente emerito della Corte Costituzionale: “La pubblica amministrazione non può sollevare questioni di legittimità costituzionale e deve uniformarsi alla legge, a meno che non sia liberticida, che potrebbe essere un caso eccezionale, una rottura dell’ordinamento democratico. Bisogna vedere se si tratta di norme rispetto alle quali è prevista un’attività del Comune che ha carattere di discrezionalità, che la legge impone e che il sindaco ritiene di disapplicare. Non può essere una contestazione generale”. “Se ci sono atti che la legge prevede per i Comuni il sindaco non può disapplicarla. Se la disapplica, e in ipotesi interviene il prefetto o un’altra autorità, sorge un contenzioso e allora potrebbe essere sollevata una questione di legittimità costituzionale”. Anche Giulia Bongiorno, Ministro della Pubblica Amministrazione dice la sua: «Le leggi, piacciano o meno, vanno applicate. Non può esistere il fai da te: questo elementare principio non può essere ignorato».  Pizzarotti – sindaco di Parma – pur essendo critico nei confronti del decreto, solleva dubbi su come agire: “Dal punto di vista prettamente politico non posso che condividere la volontà di affrontare un problema che il decreto sicurezza crea ossia non poter dare determinati certificati e riconoscimenti anagrafici a persone richiedenti asilo e straniere. Il modo in cui il problema si affronta è da capire”

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