HO SCRITTO NUOVAMENTE AL MINISTRO AZZOLINA di Rosa Pia D’ACRI

HO SCRITTO NUOVAMENTE AL MINISTRO AZZOLINA.

Lo slogan dell’ attività politica della Azzolina è stato:” La Scuola non si ferma”, eppure mi chiedo con quale effettività sente di poter pronunciare questo insieme di fonemi.
L’ho pregata, nuovamente, di considerare il malcontento, il malumore che i discenti le stanno comunicando, lo stress arrecato ai nuclei familiari con la didattica a distanza, di cui Lei intesse le lodi, planando dall’alto sulla realtà e dimenticando che la politica si fa tra le persone.
Dunque, Le ho chiesto, per correttezza, di modificare quanto sostiene.
Ossia, di correggersi, per amor del vero, perché il reale slogan di questo 2020 dovrebbe essere:

” LA SCUOLA SI È FERMATA, LA MERITOCRAZIA SI È DILEGUATA, IL CONFRONTO È VENUTO MENO”.

Dove è finita, esattamente, la voglia di rappresentare e tutelare i precari, dove è stata confinata la meritocrazia, Ministro?
Con la modalità delle MAD con la quale non si prevedono graduatorie, punteggi, classifiche ed è tutto a discrezione del Dirigente, su basi di selezione OSCURE, dove si troverebbe il merito?

Quello che ci arriva, è un Ministro che sembra essersi dimenticato di essere il nostro RAPPRESENTANTE, che sembra non ascoltarci e che ci nega il confronto.

Perché titoli, servizi, sacrifici non devono essere riconosciuti? Quando esattamente hanno smesso di avere un senso? Cosa dovrò dire ed insegnare ai miei discenti?

Perché si mostra sorda all’appello di migliaia di persone, perché ignora le centinaia di raccolte firme, i messaggi dei genitori, i sfoghi dei ragazzi? Ministro, le rammento che la Scuola siamo noi: IL CORPO DOCENTE, IL PERSONALE, LE FAMIGLIE, GLI ALUNNI in un clima sinergico, collaborativo e di confronto… Proprio quello che Lei oggi ci nega. Perché ledere i nostri diritti, perché non rappresentarci, perché non essere nostra portavoce?

Caro Ministro, abbiamo atteso questo momento per anni, i ragazzi sono in crisi, le famiglie in difficoltà.
E tutti color che la circondano e che hanno optato per il silenzio, hanno contribuito ad aumentare il disconoscimento e l’allontanamento che oggi sentiamo.

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