
Nella mia esperienza peritale mi capita frequentemente di analizzare scritture caratterizzate da tremore, soprattutto in ambito testamentario, dove la questione dell’autenticità si intreccia con condizioni spesso legate all’età avanzata del soggetto. In molti casi ci si trova di fronte a tremori di natura senile, ma non sono rari i tentativi di simulazione, che richiedono un’osservazione particolarmente attenta e una lettura globale del gesto grafico. Il tremore senile si manifesta con una comparsa lenta e progressiva. Non è mai un fenomeno improvviso, ma si inserisce gradualmente nel gesto dello scrivente anziano, accompagnando un progressivo indebolimento del controllo motorio. Con il passare del tempo può giungere a determinare una vera e propria destrutturazione del gesto grafico. Questo tipo di tremore si osserva sia in senso trasversale sia verticale e coinvolge l’intero sviluppo del tratto. La scrittura risulta profondamente alterata, ma conserva comunque la forma generale delle lettere e delle parole. Ciò che cambia è la qualità, ogni parte del tracciato appare composta da una successione di piccole oscillazioni che, con l’avanzare dell’età, diventano sempre più evidenti, fino a conferire alla grafia un aspetto destrutturato, talvolta assimilabile a forme “geroglifiche”. Nonostante questa alterazione, il tremore mantiene una coerenza interna, distribuendosi lungo tutto lo scritto e seguendo una logica evolutiva che lo rende riconoscibile. Diversa è la situazione quando il tremore è simulato. Nella pratica peritale, anche questi casi emergono con una certa frequenza e presentano caratteristiche che, se osservate con attenzione, risultano difficilmente compatibili con un’origine autentica. I tremori senili, così come quelli patologici e emotivi, presentano infatti una continuità e una coerenza nel loro sviluppo; al contrario, il tremore del falsario è selettivo e riguarda prevalentemente i tratti ritenuti più difficili, in particolare gli ascendenti e i collegamenti tra le lettere. Non interessa l’intero scritto in modo uniforme, ma si concentra in punti specifici, generando un effetto poco naturale. Nei tremori autentici, soprattutto quelli patologici, si osserva spesso una tendenza all’accentuazione con il procedere della scrittura, anche in relazione alla fatica. Nel falso, invece, accade il contrario: il soggetto tende a tremare maggiormente all’inizio, quando il controllo del gesto imitativo è più accentuato, mentre successivamente il tratto diventa più fluido per effetto dell’abitudine. Questa inversione di andamento rappresenta un indicatore significativo. Anche i ritocchi offrono indicazioni importanti. Nelle scritture affette da reali difficoltà motorie, essi tendono a migliorare la leggibilità e si manifestano spesso come accumuli di inchiostro o vere e proprie macchie dovute a sovrapposizioni successive. Nel caso del falsario, invece, il ritocco è orientato a riportare la scrittura al modello imitato, risultando più controllato e meno spontaneo. Un ulteriore elemento rivelatore, che ho avuto modo di osservare in più consulenze, è la presenza di incongruenze interne: il soggetto che tenta di riprodurre un tremore o una deformazione grafica incorre inevitabilmente in “distrazioni” esecutive. Si possono così trovare tratti di una nettezza impeccabile, fermi e lineari, inseriti tra segmenti eccessivamente tremolanti. Questa alternanza non è compatibile con un tremore autentico, che tende invece a mantenere una certa uniformità, pur nella sua irregolarità. Alla luce di queste osservazioni, l’analisi del tremore nella scrittura richiede sempre una valutazione globale e coerente del gesto grafico. È proprio nella continuità, nella distribuzione e nella qualità delle irregolarità che si individuano gli elementi più affidabili per distinguere tra manifestazioni autentiche e tentativi di simulazione, soprattutto in contesti delicati come quelli testamentari.
