Corrisponde sempre al momento in cui è stato effettivamente scritto?

Nell’ambito delle controversie giudiziarie, questa domanda può assumere un’importanza determinante, soprattutto quando si tratta di testamenti olografi, scritture private, dichiarazioni manoscritte o documenti la cui collocazione temporale può incidere sulla ricostruzione dei fatti.
Un documento può essere autentico sotto il profilo grafico e, tuttavia, sollevare interrogativi sulla sua effettiva epoca di formazione. L’accertamento dell’autografia e quello della datazione rappresentano infatti due problematiche distinte, che richiedono approcci investigativi differenti.
Ma è davvero possibile stabilire quando una firma sia stata apposta attraverso l’esame dell’inchiostro?
La ricerca scientifica ha sviluppato metodologie analitiche finalizzate allo studio delle trasformazioni chimiche che interessano gli inchiostri dopo la loro deposizione sulla carta. Si tratta di processi complessi, influenzati dalla composizione delle sostanze impiegate e dalle condizioni nelle quali il documento viene conservato.
Gli inchiostri delle penne a sfera, ad esempio, possono contenere solventi organici che, con il trascorrere del tempo, tendono a evaporare o a migrare all’interno del supporto cartaceo. Tra le sostanze maggiormente studiate figura il 2-fenossietanolo, la cui variazione quantitativa può fornire informazioni utili sul processo di invecchiamento di determinate formulazioni.
Attraverso tecniche quali la gascromatografia associata alla spettrometria di massa è possibile analizzare alcune componenti chimiche e valutarne il comportamento nel tempo. Questi accertamenti, tuttavia, non consentono generalmente di individuare una data precisa, ma possono contribuire, in condizioni favorevoli, a verificare la compatibilità dell’inchiostro con determinate ipotesi cronologiche.
Perché, allora, non è possibile attribuire con certezza un’età a qualsiasi scrittura?
La difficoltà deriva principalmente dalla variabilità dei processi di invecchiamento. Due documenti redatti nello stesso periodo possono presentare caratteristiche chimiche differenti qualora siano stati conservati in ambienti diversi. L’esposizione alla luce, le oscillazioni termiche, l’umidità, la tipologia della carta e la formulazione dell’inchiostro possono modificare significativamente la velocità delle trasformazioni.
Anche la quantità di materiale depositato dalla penna e le interazioni tra inchiostro e supporto possono influenzare le misurazioni. Per questa ragione non esiste un limite temporale universalmente valido entro il quale sia sempre possibile effettuare una datazione attendibile.
Un ulteriore aspetto, spesso poco conosciuto, riguarda la possibilità di indagare non soltanto l’invecchiamento dell’inchiostro, ma anche la sua compatibilità con l’epoca dichiarata del documento.
Lo studio della composizione chimica, confrontata con formulazioni conosciute e materiali di riferimento, può talvolta evidenziare incongruenze cronologiche. Se determinate caratteristiche risultano incompatibili con il periodo al quale viene attribuita una scrittura, tale circostanza può assumere rilevanza nell’indagine documentale.
Occorre però distinguere tra incompatibilità e compatibilità cronologica. Se un inchiostro presenta caratteristiche coerenti con un determinato periodo storico, ciò non dimostra automaticamente che il documento sia stato redatto proprio in quegli anni.
Quali valutazioni dovrebbero essere effettuate prima di richiedere un accertamento di questo tipo?
Innanzitutto, è necessario esaminare il documento originale, verificare la natura del materiale scrittorio e valutare lo stato di conservazione. Alcune metodologie prevedono infatti il prelievo di quantità estremamente ridotte di inchiostro, comportando una modificazione, seppur minima, del documento.
In presenza di un procedimento giudiziario, l’eventuale impiego di tecniche microdistruttive richiede pertanto una specifica valutazione della loro ammissibilità e delle autorizzazioni necessarie.
Non bisogna inoltre dimenticare che l’analisi chimica costituisce soltanto una delle possibili risorse investigative. L’esame delle caratteristiche fisiche della carta, l’osservazione microscopica, l’impiego di differenti sorgenti luminose e lo studio delle eventuali interferenze tra tratti grafici possono fornire ulteriori elementi utili alla ricostruzione documentale.
In alcune circostanze, quando siano disponibili numerosi scritti autografi sicuramente datati, può essere considerato anche lo studio dell’evoluzione grafica individuale. La scrittura, infatti, può modificarsi nel corso degli anni in relazione a fattori fisiologici, motori e individuali. Tale analisi richiede comunque particolare cautela, poiché le variazioni grafiche non seguono necessariamente un andamento cronologico regolare e non permettono, da sole, di stabilire una data certa.
Qual è dunque il reale valore della datazione degli inchiostri in ambito giudiziario?
Il suo contributo deve essere valutato in relazione al quesito specifico e alla possibilità di ottenere risultati scientificamente interpretabili. Non sempre l’accertamento è tecnicamente praticabile e non sempre le informazioni ricavate sono sufficientemente discriminanti rispetto alle ipotesi formulate dalle parti.
Per questo motivo, la collaborazione tra il professionista specializzato nell’esame forense della scrittura e il chimico esperto nell’analisi degli inchiostri assume un ruolo importante nella scelta delle metodologie e nell’interpretazione dei risultati.
Prima di procedere è fondamentale comprendere quale informazione si intenda ricercare, quali strumenti siano disponibili e quale significato probatorio possa essere attribuito agli eventuali risultati.
La datazione degli inchiostri non deve quindi essere considerata una procedura capace di fornire automaticamente certezze cronologiche, ma uno strumento scientifico specialistico che, in determinate condizioni, può contribuire a chiarire aspetti rilevanti di una controversia.
Nell’indagine documentale forense, la qualità dell’accertamento non dipende soltanto dalla sofisticazione delle tecniche utilizzate, ma soprattutto dalla correttezza del metodo, dalla prudenza interpretativa e dalla capacità di distinguere ciò che può essere scientificamente dimostrato da ciò che rimane soltanto un’ipotesi.
Dott.ssa Romina Casella
Grafologa Forense
