QUANTO VALE LA POSSIBILITA’ DI VIVERE PIU’ A LUNGO?

E come può il diritto riconoscerne la perdita senza confonderla con quella della vita stessa?
L’ordinanza della Cassazione n. 26074 del 1° ottobre 2026 invita a riflettere su questa distinzione, sottile nella percezione umana, ma decisiva sul piano giuridico. Al centro della vicenda, un ritardo nella diagnosi oncologica e la domanda risarcitoria della figlia di una paziente successivamente deceduta. La possibilità perduta di sopravvivere e la morte anticipata imputabile all’errore sanitario identificano eventi di danno diversi. La loro distinzione richiede di interrogarsi su ciò che una condotta tempestiva avrebbe consentito di evitare e sul grado di certezza con cui possiamo affermarlo. La chance tutela una possibilità seria, concreta e apprezzabile ed è proprio per questa autonomia, il suo valore non può essere ricavato applicando una percentuale al valore economico degli anni non vissuti. L’equità richiede una valutazione motivata della possibilità sacrificata, senza trasformarsi in un automatismo aritmetico. Ma la pronuncia offre anche uno spunto che supera il tema della liquidazione. La Cassazione, infatti, dichiara inammissibile il ricorso perché non viene efficacemente contestata l’affermazione del giudice d’appello secondo cui la qualificazione del danno come perdita di chance era ormai coperta da giudicato interno. Le argomentazioni sul rapporto tra ritardo diagnostico e decesso non superano, quindi, quella preclusione. È qui che emerge la responsabilità della difesa: tradurre una vicenda umana in una domanda capace di rappresentarla giuridicamente e di conservarne la tutela nel processo. La prova medico-legale, per quanto significativa, deve incontrare allegazioni precise e impugnazioni rivolte alle effettive ragioni della decisione. Il danno subito dalla paziente, quello trasmesso agli eredi e quello sofferto personalmente dai familiari richiedono una costruzione distinta e consapevole. Questa ordinanza lascia aperta una riflessione essenziale: il processo seleziona ciò che può essere ancora discusso, anche quando la vicenda clinica suggerirebbe ulteriori interrogativi. Per chi difende, conoscere la materia significa anche riconoscere quel passaggio: il momento in cui una questione non adeguatamente contestata rischia di diventare una risposta definitiva.

AUTORE: Gianmarco SAPORITI, Avvocato con esperienza nell’assistenza giudiziale e stragiudiziale a privati,
professionisti e imprese. Svolgo attività prevalentemente nell’ambito del diritto civile e del contenzioso, occupandomi anche di diritto di famiglia e successioni, lavoro e previdenza, immigrazione, recupero crediti, responsabilità civile, privacy e proprietà industriale, nonché di questioni in materia tributaria e amministrativa.

- / 5
Grazie per aver votato!

Pubblicato da AlMablog News

Blog open access, senza finalità commerciali ne scopo di lucro. Le immagini utilizzate negli articoli sono in parte prese da internet e valutate di pubblico dominio. Se riconosci la proprietà di una foto e non intendi concederne l'utilizzo, vuoi firmarla o vuoi chiederne la rimozione, invia una segnalazione, alla Dr.ssa Chiara PINIO (Direttore Responsabile), alla seguente Mail: [email protected] - La collaborazione editoriale è libera ed a titolo gratuito.