L’EDITORIALE del PRESIDENTE di Rete Nazionale Forense: Cinque anni di RNF

Cinque anni, nella vita di un’Associazione, non sono soltanto una data da ricordare. Sono il tempo in cui un sogno, nato dalla passione e dalla volontà di costruire qualcosa insieme, può diventare realtà: una realtà fatta di impegno, confronto, presenza, amicizia professionale e servizio verso una comunità più ampia. Rete Nazionale Forense nasce il 21 maggio 2021 da un’idea semplice ma ambiziosa: creare uno spazio comune in cui gli avvocati potessero ritrovarsi, confrontarsi e contribuire insieme alla crescita della cultura giuridica e alla valorizzazione della professione forense. Fin dall’inizio, l’Associazione ha scelto di mettere al centro lo studio, l’approfondimento del diritto, la solidarietà tra colleghi e il senso di appartenenza a una comunità professionale. Il suo stesso nome racconta questa vocazione: fare rete. Non una formula astratta, ma un modo concreto di intendere la Professione forense, come luogo di coesione, collaborazione e scambio tra professionisti con esperienze, sensibilità e percorsi diversi. In questa prospettiva, RNF ha sempre guardato alla tutela della funzione dell’Avvocato, al diritto di difesa, al giusto processo, alla formazione e alla divulgazione scientifica come pilastri della propria identità associativa. In questi cinque anni RNF ha cercato di dare concretezza al proprio progetto, accompagnando da vicino una stagione particolarmente intensa per la giustizia e per la professione forense. Le vicende di cronaca, spesso drammatiche, hanno riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della tutela effettiva dei diritti, della protezione delle persone più vulnerabili, della responsabilità e del rapporto tra cittadino e istituzioni. Parallelamente, le riforme della giustizia civile e penale hanno modificato tempi, strumenti e modalità del processo, incidendo direttamente sul lavoro quotidiano dell’Avvocato. In questo contesto, l’Associazione ha provato a offrire ai colleghi non soltanto aggiornamento, ma anche occasioni di lettura critica e confronto. Articoli, approfondimenti, eventi e iniziative formative sono stati il modo attraverso cui RNF ha cercato di trasformare il cambiamento in occasione di conoscenza condivisa, mantenendo sempre fermo un principio: la tecnica giuridica è indispensabile, ma non può essere separata dalla funzione sociale della difesa e dalla responsabilità della Professione forense nella tutela concreta dei diritti. Il quinquennio appena trascorso è stato, del resto, uno dei più intensi degli ultimi decenni. La professione forense si è confrontata con riforme di sistema, accelerazioni digitali, nuove forme di vulnerabilità sociale, mutamenti del processo, trasformazioni del mercato professionale e un rapporto sempre più complesso tra giurisdizione, tecnologia e diritti fondamentali. La prima grande direttrice è stata quella della riforma della giustizia, comunemente ricondotta alla cosiddetta riforma Cartabia. Il processo civile è stato profondamente inciso dal d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 149, attuativo della legge delega n. 206/2021, con interventi sull’efficienza del processo civile, sugli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, sui procedimenti in materia di persone, minorenni e famiglie e sull’esecuzione forzata. La riforma penale, attuata con il d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, in attuazione della legge delega n. 134/2021, ha a sua volta introdotto modifi che rilevanti in materia di effi cienza del processo penale, giustizia riparativa e ragionevole durata dei procedimenti. Per la professione forense, queste riforme hanno richiesto un nuovo modo di impostare il lavoro difensivo, tanto nelle modalità operative quanto nella gestione dei tempi processuali, imponendo una maggiore attenzione alla valutazione degli strumenti alternativi e complementari alla giurisdizione. Il difensore è stato chiamato a essere ancora più consapevole, tempestivo e preparato nella fase introduttiva, nonché più attento alla selezione delle strategie processuali e negoziali. Accanto alla riforma processuale, il legislatore è intervenuto anche sul terreno della mediazione civile e commerciale e della negoziazione assistita, da ultimo con il d.lgs. 27 dicembre 2024, n. 216, correttivo della riforma Cartabia in materia di ADR. Anche qui il punto non è solo procedurale. La cultura della composizione del conflitto modifica il modo di affrontare le liti e, insieme, il modo di percepire la professione forense. L’Avvocato non è più soltanto il professionista del contenzioso, ma diventa anche un professionista capace di leggere gli interessi reali delle parti, valutare i margini di soluzione e accompagnare il cliente verso una composizione più efficace e consapevole della controversia. Non si tratta di ridurre il ruolo della difesa, ma di valorizzarne la qualità: competenza tecnica, capacità di analisi, equilibrio e responsabilità diventano strumenti essenziali per una tutela più completa. Un secondo asse fondamentale è stato quello della tutela della professione. La legge 21 aprile 2023, n. 49, sull’equo compenso, ha rappresentato una tappa significativa nel riconoscimento del valore del lavoro professionale e nella necessità di contrastare squilibri contrattuali che, troppo spesso, hanno inciso sulla dignità economica e ordinamentale delle professioni. È un tema che riguarda direttamente l’identità della Professione forense: perché la libertà e l’indipendenza del difensore non sono principi astratti, ma richiedono anche condizioni materiali adeguate all’esercizio della funzione. Il quinquennio ha poi visto riforme importanti in ambiti centrali della pratica professionale. Il nuovo Codice dei contratti pubblici, d.lgs. 31 marzo 2023, n. 36, ha ridisegnato la materia degli appalti, introducendo un impianto fondato su principi generali, risultato, fiducia, accesso al mercato e digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, entrato nella sua fase applicativa con le modifiche del d.lgs. 17 giugno 2022, n. 83, ha consolidato la centralità della prevenzione della crisi, della ristrutturazione preventiva e degli assetti organizzativi adeguati. Anche il diritto del lavoro, il diritto bancario, il diritto di famiglia, il diritto amministrativo e il diritto dei consumatori sono stati attraversati da una intensa evoluzione giurisprudenziale. Nel diritto del lavoro, la Corte costituzionale è intervenuta più volte sulla disciplina dei licenziamenti, sino alla sentenza n. 128 del 2024, con la quale ha esteso, nell’ambito del regime delle tutele crescenti, la tutela reintegratoria attenuata anche al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, quando sia direttamente dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale allegato dal datore di lavoro, restando invece estranea a tale ipotesi la valutazione sul repêchage. Nel diritto di famiglia, la stessa Corte, con la sentenza n. 131 del 2022, ha superato l’automatismo del cognome paterno, aff ermando una regola fondata sull’eguaglianza e sulla pari dignità dei genitori, secondo cui il fi glio assume, di regola, il cognome di entrambi, salvo diverso accordo. La Corte di cassazione, a Sezioni Unite, ha fornito arresti di particolare rilievo in materia di tutela del consumatore, aff ermando, con la sentenza n. 9479 del 2023, il dovere del giudice del monitorio e, in determinati casi, del giudice dell’esecuzione, di controllare d’uffi cio l’eventuale carattere abusivo delle clausole nei contratti tra professionista e consumatore. Sempre le Sezioni Unite, con la sentenza n. 41994 del 2021, hanno aff rontato il tema delle fi deiussioni omnibus conformi allo schema ABI, riconducendo la questione alla nullità parziale delle clausole riproduttive dell’intesa anticoncorrenziale. Nel diritto amministrativo, un passaggio particolarmente signifi cativo è rappresentato dalle sentenze gemelle nn. 17 e 18 del 2021 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in materia di concessioni demaniali marittime. Con tali pronunce, il giudice amministrativo ha aff ermato il contrasto delle proroghe automatiche delle concessioni balneari con i principi del diritto dell’Unione europea, imponendo la disapplicazione delle norme interne incompatibili e segnando il superamento del rinnovo automatico e del c.d. diritto di insistenza. Si tratta di uno snodo emblematico perché mostra come il diritto amministrativo sia stato attraversato dal confronto tra interesse pubblico, concorrenza, tutela dell’affi damento degli operatori e necessità di ricondurre l’uso dei beni demaniali a procedure trasparenti e aperte al mercato. A tutto ciò si è aggiunta la trasformazione digitale. Il processo telematico, l’utilizzo delle piattaforme, la gestione documentale, la sicurezza informatica, la protezione dei dati personali, il whistleblowing e, più di recente, l’intelligenza artificiale hanno modifi cato il modo stesso di esercitare la professione. Il d.lgs. 10 marzo 2023, n. 24, ha dato attuazione alla disciplina europea sul whistleblowing, riordinando ed estendendo le tutele per le persone che segnalano violazioni del diritto nazionale o dell’Unione europea, conosciute in un contesto lavorativo pubblico o privato. Il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale ha poi aperto una nuova stagione regolatoria, nella quale innovazione tecnologica, tutela dei diritti fondamentali, responsabilità, trasparenza e controllo umano sono destinati a convivere come elementi centrali dell’esercizio professionale. In questo scenario, la professione forense non si è indebolita. Al contrario, è diventata più complessa e, proprio per questo, ancora più necessaria. Le riforme legislative, l’evoluzione della giurisprudenza e l’innovazione tecnologica incidono ormai direttamente sulla vita delle persone, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori e delle pubbliche amministrazioni. L’Avvocato è chiamato a orientarsi dentro questa complessità e a tradurre il cambiamento normativo in tutela effettiva. La sua funzione, tuttavia, non si esaurisce più nella sola dimensione del contenzioso: sempre più spesso egli è chiamato a prevenire il conflitto, a valutare soluzioni alternative, a favorire la composizione delle liti e ad accompagnare il cliente verso scelte consapevoli. In questa prospettiva, l’Avvocato non è più soltanto il professionista della lite, ma diventa anche consulente, interprete del rischio, garante dell’equilibrio tra interessi contrapposti e presidio di legalità in un sistema che muta rapidamente. Anche RNF Magazine si inserisce in questo percorso. La rivista è nata per offrire analisi, opinioni e riflessioni sui temi giuridici più attuali, grazie al contributo degli avvocati iscritti all’Associazione. In un tempo in cui l’informazione giuridica rischia spesso di consumarsi nella rapidità della notizia, scegliere l’approfondimento significa compiere una precisa scelta culturale. Cinque anni dopo, “fare rete” non si è rivelato solo uno slogan, ma un metodo: condividere competenze, valorizzare i territori, sostenere i colleghi e costruire un dialogo vivo con l’Avvocatura e con le istituzioni. Il futuro della professione sarà sempre più complesso, ma proprio per questo continueremo a fare la nostra parte: promuovere cultura giuridica, valorizzare la comunità forense e accompagnare la professione forense nelle sfide che verranno, con indipendenza, competenza e visione.

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