APPELLO DI UN’AVVOCATO DI CAMPAGNA di Federica DONI

Molti di noi quest’anno hanno trascorso mestamente le feste natalizie vuoi per il doveroso distanziamento imposto dall’emergenza sanitaria, vuoi per la preoccupazione per la salute di familiari e amici colpiti dal Covid. Per Diego Pozzato però questo è il terzo Natale che trascorre separato dalla figlia che ora ha sette anni, e non a causa della pandemia. Diego si è sposato quindici anni fa in Italia con una cittadina moldava, che ha acquistato la cittadinanza italiana per matrimonio. Nel mese di giugno 2019 la moglie è partita con la bambina per la Moldavia, ove era solita trascorrere qualche giorno di vacanza. La donna, dopo qualche giorno che si trovava nel Paese Natale, ha comunicato al marito, del tutto inaspettatamente, la propria intenzione di non fare più rientro in Italia e, da quel momento, ha impedito al Padre di vedere la bambina. La vicenda è stata immediatamente denunciata alle Autorità italiane e, alcuni mesi fa, la donna è stata condannata dal Tribunale di Rovigo per sottrazione della minore a due anni e mezzo di reclusione, condanna che comporta anche la sospensione della potestà genitoriale. Allo stesso tempo, tramite Ministero della Giustizia Dipartimento per la giustizia Minorile e di Comunità Autorità Centrali, Diego ha presentato istanza di ritorno coattivo della minore ai sensi della Convenzione dell’Aja. L’Autorità moldava, tuttavia, non intende rimpatriare la minore cittadina italiana, sul presupposto dell’esistenza di una sentenza di divorzio resa da Tribunale moldavo, che ha affidato la figlia alla madre. Il processo civile moldavo per il divorzio si è svolto senza che il Sig. Pozzato ne fosse regolarmente informato, al contrario di quanto è avvenuto per il processo penale italiano, dove la Madre è sempre stata formalmente notiziata e nel quale ha potuto svolgere pienamente le proprie difese senza però riuscire a convincere il nostro Giudice che, infatti, ha espresso un pesante verdetto. Ciononostante, la Diplomazia italiana, preso atto del rifiuto dei corrispondenti moldavi di rimpatriare la bambina, ha suggerito al padre di attivarsi presso un Tribunale moldavo. La madre, intanto, non consente al Padre neppure di parlare al telefono con la minore: l’Ambasciatore italiano in Moldavia pare aver visto la minore in videoconferenza, ma non è noto il luogo in cui la bambina si trova. Diego è un semplice operaio e in questi due anni, tra corsi e ricorsi per rimpatriare la figlia, ha speso tutti i suoi risparmi. E, comunque, non sapendo il luogo dove si trova la bambina, non c’è nessuna garanzia che una nuova procedura all’estero possa fargliela riabbracciare. Diego è un uomo semplice che fa un semplice ragionamento: padre, madre e figlia sono cittadini italiani, perché un Tribunale Moldavo deve decidere le sorti di una bambina italiana, cresciuta nel nostro Paese e strappata con l’inganno alla famiglia paterna e ai suoi amici? E comunque, a questo punto, quali garanzie offre il Giudice straniero? Perché qui in Italia le garanzie processuali sono state osservate con rigore e nel Paese Straniero no? Diego è intenzionato ad andare avanti fino all’ultimo qui in Italia e in qualunque Paese si trovi la figlia ma, intanto, spera che arrivi questo messaggio alla sua bambina: Papà, la zia, lo zio e la nonna ti amano da morire e ti riporteranno a casa. (di Federica DONI, avvocato del Foro di Rovigo)

Pubblicato da Angelo RUBERTO

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