PILLOLE di GIURIPRUDENZA

⚖ Depositata il 6 febbraio  la sentenza delle Sezioni Unite sul ricorso per cassazione del PM avverso la sentenza di patteggiamento che, in relazione alla subordinazione della sospensione condizionale della pena, oggetto dell’accordo fra le parti, abbia omesso di disporre l’adempimento degli obblighi previsti dall’art. 165 c. 5 c.p. nei casi dei reati ivi indicati. ✅ PRINCIPIO di DIRITTO: “La sentenza di patteggiamento con cui sia stata concessa la sospensione condizionale della pena non subordinata, come concordato tra le parti, agli obblighi di cui all’art. 165 c. 5 c.p., necessariamente previsti in relazione ai reati ivi contemplati, non è ricorribile per cassazione, non determinando tale omissione un’ipotesi di illegalità della pena”.

⚖ Depositata il 7 febbraio  la sentenza n. 3452 delle Sezioni Unite Civile in tema di Mediazione ovvero in tema della condizione di procedibilità prevista dall’art. 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010.  ✅ PRINCIPIO di DIRITTO: “La condizione di procedibilità prevista dall’art. 5 del decreto legislativo n. 28 del 2010 sussiste per il solo atto introduttivo e non per le domande riconvenzionali, fermo restando che al mediatore compete di valutare tutte le istanze e gli interesse delle parti ed al giudice di esperire il tentativo di conciliazione, per l’intero corso del processo e laddove possibile”.

⚖ Ordinanza interlocutoria Numero: 3358, del 06.02.2024.  La Sezione Lavoro ha disposto, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., la trasmissione del ricorso al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della seguente questione di natura processuale, rispetto alla quale ritiene opportuna una rimeditazione della soluzione offerta dalle medesime Sezioni Unite con la sentenza n. 11202 del 2002: «Se, in caso di cumulo soggettivo passivo alternativo, l’appellato vincitore in primo grado sia tenuto, in presenza di appello principale del convenuto soccombente nello stesso grado, a presentare appello incidentale, eventualmente condizionato, o a riproporre ex art. 346 c.p.c. le domande non accolte dal giudice precedente, per evitare che, qualora detto appello principale sia accolto, passi definitivamente in giudicato la parte della decisione del primo giudice relativa alla posizione degli altri convenuti risultati non soccombenti».

La Corte di Cassazione Sesta Sezione Penale, Sentenza 2469 del 19.12.2023 depositata il 30 gennaio 2024 in materia di mancato deposito delle conversazioni intercettate da parte del Pubblico Ministero per l’emissione dell’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e richiesta esplicita del difensore di ascolto diretto. ⚖️ La  Corte di Cassazione ha  affermato che “l’omessa consegna da parte del pubblico ministero dei file audio delle registrazioni di conversazioni intercettate, utilizzate per l’emissione dell’ordinanza cautelare, determina una nullità di ordine generale, a regime intermedio, ex art. 178, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. nel caso in cui, pur in mancanza di formule sacramentali nella richiesta di accesso, sussistano elementi, desumibili dal suo contenuto o dal comportamento del difensore, da cui desumere inequivocabilmente la riferibilità di detta richiesta al soddisfacimento di esigenze correlate allo stato custodiale dell’indagato”.

✅ In tema di accordi conclusi in vista del divorzio, è valido il patto stipulato tra i coniugi per la disciplina della modalità di corresponsione dell’assegno di mantenimento   che preveda il versamento da parte del genitore obbligato direttamente al figlio di una quota del contributo complessivo di cui risulta beneficiario l’altro genitore. Parimenti, è valida ed efficace la pattuizione intervenuta tra i coniugi successivamente alla sentenza di divorzio, trovando essa fondamento nell’art. 1322 del codice civile e nel principio di autonomia negoziale ivi stabilito, non costituendo detto accordo una lesione dei diritti indisponibili.     Infatti, ogni accordo transattivo relativo alle attribuzioni patrimoniali, concluso tra le parti ai margini di un giudizio di separazione o di divorzio, ha natura negoziale e produce effetti senza necessità di essere sottoposto al giudice per l’omologazione. (Cass. civile ord. n. 35508 del 19.12.2023)

✅ L’ accordo di separazione consensuale concluso in sede di negoziazione assistita può essere impugnato adducendo un vizio del consenso ( annullamento per errore, dolo e violenza), ad esempio se l’accordo è sottoscritto perché frettolosamente imposto dal marito alla moglie,  accettato quale vittima della violenza psicologica e fisica , in assenza di adeguata difesa ( e quindi in assenza di possibilità di valutare le clausole sottopostele), temendo un male maggiore ed ingiusto ( perdita della casa, dell’affidamento dei figli), ignorando i comportamenti pregressi del marito alla medesima sottaciuti (tradimenti e condizioni economiche) che, se conosciuti, non avrebbero determinato l’accettazione dell’accordo ovvero o lo avrebbero determinato a condizioni diverse. (Tribunale Milano,  sentenza 18 luglio 2023 n. 6129)

 

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Pubblicato da Redazione AlMablog Iura

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