LA SINDROME DEL LUPO MANNARO di Margherita MORELLI

Chi non ha mai avuto paura da bambino e mi riferisco ai miei coetanei del lupo mannaro? Mia nonna lo chiamava “verminaro”, metaforicamente distorcendo l’aggettivo perché chi lo incontrava praticamente “faceva i vermi”. Una figura orripilante, un misto tra uomo e bestia, una sorta di moderno mister Hyde e dott Jekill, si diceva, nato a mezzanotte del 24 dicembre, che nelle notti di plenilunio, si ricopriva di peli, allungava i denti e le unghie , si strappava i vestiti e scappava di casa prima che la trasformazione fosse completa e per non farsi vedere. Si sentiva il suo ululato raccapricciante perdersi nella notte e lo scroscio dell’acqua nella fontanella nel cortile dove andava a spegnere i suoi bollenti spiriti prima che l’alba sorgesse ancora e prima di tornare essere umano . Era il vecchio imbrollaio vicino di casa, un uomo rude e solo. Già a guardarlo col suo quintale di peli dalle orecchie ai piedi, metteva paura. O forse il calzolaio della vecchia bottega di fronte che aveva un occhio di vetro perché gli era scoppiato tra le mani un petardo durante le festività natalizie? Questo dubbio angosciante mi ha tenuto in ansia per anni e cercavo disperatamente tra le braccia di mia madre, la soluzione quando la notte mi svegliava atterrita, l’ululato del lupo. Quando gli uomini si trasformano in bestie nei sogni infantili, si prova anche un po’pena per loro, vittime di un destino predestinato e crudele, ineluttabile e irreversibile e si confida e si spera che qualcuno venga a salvarti dalle fauci del lupo. La mamma e’ il primo porto sicuro, l’angelo bianco che può salvarti dalle sue grinfie crudeli. E cerchi rifugio tra le sue ali amorevoli, la notte, quando avverti l’ululato dell’uomo condannato dal destino a diventare una bestia, così come il giorno quando continui a cercare un porto sicuro . Confidi nel suo amore e nella sua protezione benevolmente appagante. Ma la sindrome del lupo mannaro può colpire anche lei, anche se non e’ nata a mezzanotte del 24 dicembre e non si strappa i vestiti. Quell’angelo amorevole si trasforma allora, in un lupo cattivo e penoso e le sue ali in una inesorabile morsa che stritola e uccide da cui diventa impossibile fuggire. Questa e’ forse anche la triste storia della bimbetta di Catania che ha visto il proprio angelo trasformarsi orridamente in un lupo mannaro mentre cercava sicurezza e conforto tra le sue braccia amorevoli. Nessuno però, forse, avrà compreso il suo dramma e nessuno si sarà mai occupato del suo destino iniquo finché la bestia non ha preso definitivamente il sopravvento sull’essere umano trasformando in un incubo il desiderio di protezione.

Pubblicato da Angelo RUBERTO

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