L’ARTE DEL CONTROESAME

Londra, 12 settembre 1907 Bertram Shaw torna a casa, al civico 29, dopo una serata con gli amici e trova la porta chiusa a chiave. Chiede in prestito una chiave ad un vicino ed aperta la porta, rinviene la sua fidanzata Emily Dimmock sdraiata nuda sul letto, con la gola tagliata da un orecchio all’altro. Dopo una articolata (e discutibile) attività investigativa, viene accusato dell’omicidio Robert Wood. Nel corso delle indagini viene sentito Robert MacCowan, il quale dichiara di essersi trovato nei pressi del luogo in cui era avvenuto l’omicidio e di “aver visto un uomo dal fisico imponente e dalle spalle larghe” scendere i gradini del numero 29″. Nel processo, in esame diretto, MacCowan nella sua deposizione omette un dettaglio: “mi sono guardato intorno ed visto un uomo di spalle lasciare frettolosamente il civico 29”. È il turno dell’avvocato della difesa Edward Marshall Hall, uno dei più brillanti avvocati inglesi di tutti i tempi.“Il grande difensore”, così lo chiamavano tutti, imposta il controesame su quella “piccola” omissione. AVVOCATO: “lei ha dichiarato un fatto diverso in questa aula, rispetto a quanto riferito inizialmente alla polizia, se ne è reso conto?” TESTIMONE:  “Quando dobbiamo rendere una dichiarazione alla polizia, non siamo così precisi come quando veniamo in tribunale, non sono stato molto attento, non ho ascoltato con precisione quello che mi veniva chiesto”. In risposta, Marshall attacca il testimone, con il chiaro intento di suscitare l’indignazione della giuria, ma senza esagerare, senza perdere il controllo del teste. AVVOCATO: “Non è stato preciso?” Vuole dire che sapendo che la vita di un uomo poteva dipendere dalla sua descrizione non ha prestato particolare attenzione a ciò che le ha chiesto il sergente Ball? TESTIMONE: La mia descrizione è stata che ho visto la schiena dell’uomo. AVVOCATO: Non ha alcun rispetto per la vita umana? Nella sua prima dichiarazione alla polizia lei aveva descritto l’uomo misterioso come “di corporatura grossa con spalle larghe”. A questo punto, il difensore chiede al suo assistito, l’imputato, di alzarsi in piedi, di indossare il soprabito e di voltarsi di spalle alla corte. AVVOCATO: “Ora descriverebbe quell’uomo con le spalle larghe?”. TESTIMONE: “Aveva le spalle più larghe delle mie”. AVVOCATO: “Descriverebbe un ​​moscone grosso come un elefante perché è più grande di una mosca?” TESTIMONE: “L’ho descritto come più ampio di me”. AVVOCATO: “Ora MacCowan, guardi di nuovo e rifletta. Adesso descriverebbe quell’uomo con le spalle larghe?” TESTIMONE: “Lui è più grosso di me” AVVOCATO: “Glielo chiedo ancora, da uomo onesto, se la vita di un uomo dipendesse dalle sue parole, lo descriverebbe come un uomo dalle spalle larghe? TESTIMONE: “Lo descriverei come più grosso di me”.

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Redazione

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