LA SOLITUDINE DELL’AVVOCATO E LA SUA GLORIA

In lode dell’amico e collega Mauro Trogu, che ha combattuto per donare la libertà a BENIAMINO ZUNCHEDDU e ha vinto!

Ci sono occasioni nelle quali l’avvocato è davvero solo. – E’ solo quando viene incaricato di difendere un imputato per crimini efferati e, per questo elementare diritto, rischia di perdere gli incarichi alla Università, le amicizie, si vede minacciato fisicamente. – E’ solo quando, anche dagli amici e familiari, viene costantemente associato ai suoi assistiti e considerato un complice nel crimine, col colletto bianco ma comunque responsabile come l’imputato di quanto accaduto.  – L’Avvocato è davvero solo quando riprende in mano un vecchio caso, chiuso da trent’anni, col quale nessun altro vuole avere più niente a che fare.  Con fare meticoloso ma nella perfetta solitudine, il legale prova a mettere in ordine per davvero i pezzi del puzzle; man mano che va avanti, scopre che il DISEGNO IRREVOCABILE DELLA SENTENZA, che da oltre trent’anni ha privato un uomo della libertà, è TUTT’ALTRO CHE NITIDO. Anzi, le prove a sostegno non sono neppure ragionevoli e mai avrebbero dovuto condurre alla condanna. – Ma l’Avvocato è solo anche quando, forte di questi approfondimenti, bussa alle porte della Giustizia per chiedere ascolto e per ottenere, processualmente, la revisione del processo. E’ lì che, in virtù della ENORME DETERMINAZIONE DELL’AVVOCATO, la sensazione di solitudine lentamente si attenua e i ragionamenti logici e giuridici iniziano a fare presa su un numero sempre più alto di persone: professionisti del settore, persone comuni, poi la stampa locale e infine i media nazionali riescono a dare un senso alla iniziale, profonda solitudine. Resta da convincere solo due ultimi livelli: – CHI QUELLA VICENDA HA CREATO, CON INDAGINI DISCUTIBILI e con testimonianze imprecise, e – CHI, DALLO SCRANNO DI UNA CORTE, dovrà ammettere che qualche suo collega, trent’anni prima, abbia preso una COLOSSALE QUANTO INGIUSTA CANTONATA. Terminata anche questa emozionante fase ormai trascinata dal tifo di tutti, vissuta anche la commozione collettiva della liberazione di un uomo detenuto, rimangono giusto alcuni dettagli da sistemare. – Il primo è che bisogna URLARE SCUSA a BENIAMINO ZUNCHEDDU per avere, a causa dello spesso iniquo sistema giudiziario italiano, rubato la sua vita, con l’augurio che – quanto meno – il risarcimento che gli verrà concesso superi i ridicoli limiti che il codice impone. – Il secondo passo è ALZARSI TUTTI IN PIEDI E TRIBUTARE UN LUNGO, SINCERO APPLAUSO a Mauro Trogu.  Perché la sua battaglia possa essere, PER LUI, viatico di nuovi e meritatissimi traguardi professionali ma, anche, MOTIVO DI ORGOGLIO PER L’INTERA CATEGORIA E PER I GIOVANI che si affacciano alla professione, affinché TUTTI CAPISCANO QUANTO DAVVERO L’AVVOCATO PUO’ ESSERE IMPORTANTE PER LA COLLETTIVITA’, quando la TOGA viene indossata non come mero orpello ma con il secolare onore e dignità che rappresenta.

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Redazione

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