SINTETICITA’ ATTI: DECISIONE CONSIGLIO di STATO

Anche il Consiglio di Stato si occupa della cd. “SINTETICITA’ DEGLI ATTI”, emettendo una decisione dichiarativa di declaratoria di inammissibilità di un atto di appello. 

CONSIGLIO di STATO così ha statuito: “Nel caso di specie, al netto dell’epigrafe e delle ulteriori parti escluse ai sensi dell’art. 4, il numero massimo di 70.000 caratteri consentiti, secondo quanto previsto dall’art. 3, comma 1, lett. b) del menzionato decreto, risulta utilizzato ed esaurito a p. 52 del ricorso, prima della articolazione dei motivi di appello che quindi il Collegio non è tenuto ad esaminare, quale sanzione prevista dal legislatore per i casi di violazione del principio di sinteticità degli atti processuali previsto dall’art. 3 c.p.a.  “L’art. 13-ter disp. att. c.p.a. dispone che il giudice è tenuto ad esaminare tutte le questioni trattate nelle pagine rientranti nei limiti massimi, mentre l’omesso esame delle questioni contenute nelle pagine successive non è motivo di impugnazione; secondo la più corretta esegesi, tale previsione non lascia al giudice la facoltà di esaminare o meno le questioni trattate nelle pagine successive al limite massimo, ma, invece, in ossequio ai principi di terzietà e imparzialità, obbliga il giudice a non esaminare le questioni che si trovano oltre il limite massimo di pagine, con l’effetto, ad es., di non poter pronunciare su domande di misure cautelari monocratiche collocate dopo il numero massimo consentito di pagine (CGARS, 4.4.2023 n. 104, decr.).”  “Contrariamente all’assunto di parte ricorrente, il superamento dei limiti dimensionali è questione di rito afferente all’ordine pubblico processuale, stabilito in funzione dell’interesse pubblico all’ordinato, efficiente e celere svolgimento dei giudizi, ed è rilevabile d’ufficio a prescindere da eccezioni di parte. Il rigoroso rispetto dei limiti dimensionali costituisce attuazione del fondamentale principio di sinteticità (art. 3 c.p.a.), a sua volta ispirato ai canoni di economia processuale e celerità. Soprattutto nei riti – come il presente – connotati da immediatezza della decisione di merito (che va resa entro pochissimi giorni dal deposito del ricorso), le regole del gioco processuale assicurano che la risposta di giustizia sia veloce a condizione che la domanda di giustizia sia sintetica e contenuta nei limiti dimensionali più restrittivi rispetto ad altri riti. Tale assetto costituisce un equo bilanciamento di tutti gli interessi: a taluni contenziosi viene garantita una corsia privilegiata e più celere rispetto ad altri, a condizione che gli scritti processuali siano più sintetici“.  Ne discende che il ricorso, in presenza di motivi di appello che il collegio non è tenuto ad esaminare diviene inammissibile perché, in relazione ad una parte essenziale per la identificazione della domanda – richiesta dall’art. 44, comma 1, lett. b) c.p.a. a pena di nullità -, viene meno l’obbligo di provvedere e con esso la stessa possibilità di esame della domanda. Inoltre è stato chiarito che “secondo la più corretta esegesi, tale previsione non lascia al giudice la facoltà di esaminare o meno le questioni trattate nelle pagine successive al limite massimo, ma, invece, in ossequio ai principi di terzietà e imparzialità, obbliga il giudice a non esaminare le questioni che si trovano oltre il limite massimo di pagine” (Cons. Stato, Sezione V, 22 settembre 2023, n. 8487). In generale sulla violazione del principio di sinteticità degli atti processuali la giurisprudenza amministrativa ha già chiarito che “il superamento dei limiti dimensionali è questione di rito afferente all’ordine pubblico processuale, stabilito in funzione dell’interesse pubblico all’ordinato, efficiente e celere svolgimento dei giudizi, ed è rilevabile d’ufficio a prescindere da eccezioni di parte. Il rigoroso rispetto dei limiti dimensionali costituisce attuazione del fondamentale principio di sinteticità (art. 3 c.p.a.), a sua volta ispirato ai canoni di economia processuale e celerità” (Cons. Stato, sez. V, 22 settembre 2023, n. 8487 nonché Cons. Stato, sez. IV, 9 gennaio 2023, n. 280 ivi ampi riferimenti di giurisprudenza). L’appello va pertanto dichiarato inammissibile”.

RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALIInammissibilità dei mezzi di ricorso. “E’ inammissibile l’appello che viola i doveri di sinteticità, chiarezza e specificità delle censure sanciti dagli artt. 3, comma 2 (nel testo ratione temporis vigente, antecedente alla novella operata col decreto legge n. 168 del 2016 e al d.P.C.S. 22 dicembre 2016), 40, commi 1, lett. d), e comma 2, 101, comma 1 c.p.a.” (Consiglio di Stato Sez. IV, 09.01.2023, n. 280); Inammissibilità dei mezzi di ricorso. “Sono inammissibili i mezzi di ricorso che violano i doveri di sinteticità, chiarezza e specificità delle censure sanciti dagli artt. 3, comma 2 (nel testo ratione temporis vigente, antecedente alla novella operata col decreto legge n. 168 del 2016 e al d.P.C.S. 22 dicembre 2016), 40, commi 1, lett. d), e comma 2, 101, comma 1 c.p.a.” (Consiglio di Stato Sez. IV, 25.01.2023, n. 843). 
RIFERIMENTO NORMATIVODecreto Legislativo 2 luglio 2010, n. 104, attuazione dell’art. 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69 recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo.  All. II, art. 13-ter criteri per la sinteticità e la chiarezza degli atti di parte. 1. Al fine di consentire lo spedito svolgimento del giudizio in coerenza con i principi di sinteticità e chiarezza di cui all’articolo 3, comma 2, del codice, le parti redigono il ricorso e gli altri atti difensivi secondo i criteri e nei limiti dimensionali stabiliti con decreto del presidente del Consiglio di Stato, da adottare entro il 31 dicembre 2016, sentiti il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, il Consiglio nazionale forense e l’Avvocato generale dello Stato, nonché le associazioni di categoria degli avvocati amministrativisti. 
/ 5
Grazie per aver votato!

Redazione

BLOG fondatto e curato da Angelo RUBERTO, Avvocato Penalista del Foro di Bologna, Presidente dell’Associazione “Rete Nazionale Forense”. Il fondatore del sito, al momento non ha intenzione di registrare questa testata giornalistica online poiché tale registrazione è necessaria solo per coloro che intendono ottenere contributi statali, secondo quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70. ©2018-2024 Tutti i Diritti Riservati