QUANDO ( E QUANTO…!!) CI FACCIAMO DEL MALE

In questo ultimo periodo le crisi internazionali sembrano essere tornate alla ribalta, ammesso che siano mai cessate di esistere. Ovvio che i media fanno la differenza, indirizzando l’attenzione globalizzata su un evento piuttosto che su di un altro, soprattutto quando diviene  o potrebbe diventare  “ sconveniente”   seguire le vicende  socio politiche e geo strategiche di una regione geografica  piuttosto che di un’altra. Certo che, l‘attenzione  è virata dalle vicende israelo palestinesi, tuttora in atto ma sottaciute, a quelle del rinnovato o mai sopito  pericolo islamico, ai timori sul possibile  approdo alle sponde del nucleare da parte di paesi dell’area  medio orientale ed asiatica ecc.ecc, alla  crisi Ucraina. Proprio su quest’ultima vorrei parlare, o meglio da quest’ultima intendo partire per qualche considerazione, percorrendo un giro forse fantasioso…chissà!! Anzitutto mi sorprende chi ,  “ in casa nostra ( Nato, Ueo e dintorni)” ,  si rinzeli  circa il punto di vista Russo  che si oppone al  tentativo occidentale di “annettere”  l’ Ucraina nella Nato.  Mutatis  mutandis  mi vien da dire, percorrendo un rigo della storia attuale:  cosa successe nel 1962 quando gli USA si opposero alle velleità sovietiche d’installare ordigni  a Cuba, cioè nell’immediato ridosso del  limitrofo confine statunitense? Rammento a me stesso che allora prevaleva  la cosiddetta dottrina  Monroe , quella cioè  in base alla quale  veniva considerato un atto di aggressione qualsiasi presenza militare  da parte di una potenza ostile , sul continente americano e che altresì non mi risulti che tale dottrina sia mai stata archiviata!!!!  Dunque mi chiedo come  si possa pensare che  , oggi  ,  i russi tollerino  una simile spina nel fianco  , posto che  sebbene il muro di Berlino rappresenti la fine della potenza sovietica , ciò non significa , di per se, che la Russia   sia una nazione in liquidazione! Tutt’altro direi, rammentando anzitutto  la storia e l’orgoglio di tale Paese, che rimane una autentica potenza . Quindi , ritengo del  tutto normale e scontato che la Russia  abbia detto no a chiare  e forti lettere   a qualsiasi ulteriore  tentativo di espansione della Nato ad oriente, per quanto riguarda   l’entrata dell’Ucraina; facendo un passo indietro,  già nel decennio successivo alla caduta del muro,  la NATO si era espansa ben  oltre a quella  linea di confine  che  era invece stata concordata e tracciata con gli statunitensi proprio durante le fasi ultime  della disgregazione del blocco sovietico, in epoca Gorbaciov  (mai i confini Nato oltre la Germania!!!)   , intraprendendo  invece il percorso di inclusione dei Paesi  ex Patto di Varsavia (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria, Estonia, Lettonia , Lituania, Romania, Slovacchia, Slovenia) .E’ vero che  il vertice  di Pratica di Mare  aveva  acceso la speranza  di chi confidava sul presupposto di un ruolo importante e sostanzioso dell’Europa, ruolo  basato  sull’idea di  autentica stagione di  cooperazione e sviluppo tra i popoli della rinnovata Europa quale entità politico, culturale ed economica di  centralità del dialogo  tra i due ex blocchi,  A tale percorso, la  Russia già allora (meno forte di oggi sebbene ben determinata sulla relpolitik),    rendendosi  disponibile  ad un concetto ideologico di superamento dei blocchi,  aveva chiaramente  detto che non avrebbe permesso l’ulteriore espansione del sistema nato- ue o verso Ucraina e Georgia!! Perché meravigliarsi , dunque, della posizione e della odierna reazione  russa,  espressa  ora da Putin, ancor più che in un decennio la Russia s’e’ notevolmente rafforzata sul piano economico e militare? Inoltre proprio la Russia di oggi rappresenta il contraltare ideologico anche sul piano  delle politiche  economiche e dell’economia reale che si contrappongono alla visione occidentale delle politiche basate sulla  speculazione finanziaria , quest’ultima un demone che sta  producendo la disgregazione  di tanti Paesi tra cui l’Italia.  Credo che lo spirito di Pratica di  Mare e di chi lo caldeggiò volesse essere, forse in modo utopistico, il tentativo di aprire una strada verso la terza via, quella del superamento dei blocchi del XX secolo , con la creazione di una Europa dei popoli accomunata dal comune intento di progresso e crescita da fondarsi  sulle ceneri del marxismo sconfitto ma anche sule crepe del  capitalismo, già evidenti  .  A tale punto di vista,   utopistico forse, secondo me  l’opposizione concettuale non proveniva  dal nemico storico del secolo scorso, divenuta la  Russia,  ferme restando le guardinghe e legittime ammonizioni circa l’espansionismo, come prima detto),  quanto piuttosto  dal Paese leader  del blocco atlantico. Infatti,  a chi potrebbe  “dare fastidio” una Europa siffatta,  che dall’unione monetaria decolla finalmente verso una politica comune di difesa, sicurezza, socialità?  Volgendo lo sguardo al passato, tra il XIX e XX secolo,  nell’epoca della potenza britannica, chi poteva essere l’antagonista  se non una potenza europea, fosse essa Francia o Germania?   Ecco  dunque che  occorreva impedire il sorgere di tale  antagonista!! Certo che oggi il quadro è un po più confuso,  in quanto la partita che si gioca è doppia: 1) antagonismo alla crescita  degli Stati Uniti d’Europa ma anche: 2)  competizione parallela  e strisciante, tutta interna all’Europa stessa, per l’ assunzione della leadership  nel bacino Mediterraneo!! Per tale leadership,  il naturale protagonista e candidato, ben accetto  dalla stragrande  maggioranza dei Paesi  che si affacciano sul Mediterraneo, era ed è l’Italia.  Purtroppo  nel frattempo sono divampate delle iniziative  militari alle quali  non potevamo sottrarci  ma  che, nella realtà , si riflettono negativamente ed in massima parte contro l’ Italia e la sua economia: mi riferisco alla disgregazione della Libia Gheddafiana  ( con la quale, guarda caso, quasi parallelamente all’iniziativa di Pratica di Mare, era stato tracciato un percorso di chiusura di un contenzioso, chiusura  che apriva le porte a nuovi investimenti italiani nella regione) ed alla recentissima crisi Ucraina ( anche in questo caso, le maggiori penalità economiche le subiamo noi,  le nostre imprese).  Libia ed Ucraina , cosi come la politica di inserimento ed apertura economica con l’URSS (oggi Russia) e con i Paesi del Medio Oriente , erano il sogno divenuto realtà di un grande italiano e del suo dell’intuito circa la realpolitik, Enrico Mattei, che con il suo operato coniugò l’accesso alle risorse energetiche  ed allo sviluppo sociale del nostro Paese, all’importanza  “dell’ elemento uomo”  alla sua dignità  ed al rispetto dello stesso all’interno del  ciclo produttivo. Basti pensare al sistema sociale che vigeva nell’ambito dell’ENI-  AGIP per poter affermare che era quella l’anticamera della ” terza via” , tra capitalismo e comunismo, terza via  che ancora oggi si cerca di attuare.  interpretando  nei fatti  la creazione della  “terza via “  .  Mattei,  si sa, sconvolse  il regime  di gestione che era nelle mani  di altri ……  Ecco perché credo che oggi quel “ qualcuno” abbia agito per “togliersi una pietra  dalla scarpa “. A ciò si aggiunge la   illogica presunzione occidentale, che  ritiene che il proprio modello,  economico e di stile di vita  possa e debba costituire l’unico possibile, da esportarsi tout court!! Ecco perché occorre rilanciare , in tutte le sedi ma nel parlamento Europeo  in primis, la necessità di proseguire, o meglio iniziare senza indugi,  il percorso di unificazione europea non già basata solo sulla moneta unica  ma su una unica politica economica, fiscale, della difesa , della socialità. (Articolo/intervista rilasciato nel 2014 dal Capitano di Vascello (CP) ALESSANDRO PAJNO)

 

 

 

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