SULLA PRESCRIZIONE di Francesco PALOPOLI

La riforma della prescrizione continua a dividere la maggioranza di governo, nonostante il Premier Conte sia favorevole al blocco dei termini dopo la sentenza di primo grado. Sembra che la questione prescrizione sia lontana da una soluzione, anche se e’ possibile che si stia andando verso un compromesso tra i due maggiori partiti. Eppure, la data della sua entrata in vigore parte dal prossimo primo gennaio e per trovare un accordo il Governo ha a disposizione meno di un mese. Ad essere assolutamente contrari sono il PD ed Italia Viva, alleati di Governo, che si sono schierati per il no insieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Anzi, per dirla tutta per il PD la riforma del processo penale sarebbe addirittura incostituzionale. L’opinione pubblica e politica continua ad essere divisa tra quelli che ritengono che il blocco della prescrizione dopo il primo grado serva ad evitare di lasciare impuniti i reati, e quelli che ritengono che la modifica andra’ ad aumentare ancor di piu’ i tempi della giustizia italiana che, come sappiamo, sono gia’ abbondantemente dilatati. Cerchiamo di capire cosa cambierebbe se la riforma della prescrizione entrasse in vigore e come mai e’ cosi’ contestata, pur essendo, a mio giudizio e penso di molti, qualcosa di sacrosanto. Il testo della riforma prevede l’interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di assoluzione che di condanna e, in altre parole, servirebbe ad evitare che le lungaggini della Giustizia Penale provochino la prescrizione dei reati, lasciando i colpevoli impuniti. Cosa fa dichiarare ai contrari che questa riforma sia dannosa ed addirittura anti costituzionale? Bene, le parti contrarie si trincerano nell’affermazione che l’annullamento della prescrizione dopo il primo grado non riduce i tempi troppo lunghi delle indagine dei processi, ma anzi li dilata a dismisura a causa dell’eccessiva durata dei tempi della giustizia. Inoltre, rende eterni i processi successivi a quello di primo grado perche’, dopo la prima condanna o assoluzione, si perderebbe l’interesse a procedere con la stessa rapidita’ per i successivi gradi di giudizio, e l’articolo 111 della Costituzione afferma, tra le norme del procedimento penale che “… la legge ne assicura la ragionevole durata“. Secondo la disciplina attualmente in vigore, la prescrizione dei reati inizia a decorrere dal giorno in cui il fatto e’ stato commesso e non si blocca quando il Giudice o il PM emettono i provvedimenti per assicurare il reo alla giustizia con una sentenza di condanna, cosa che invece accade ai termini di prescrizione in ambito civile che non ha prescrizione. La riforma di Bonafede, di fatto, andrebbe ad introdurre anche per i reati penali l’annullamento della decorrenza dei termini dopo la prima sentenza, che sia di condanna o di assoluzione. In ogni caso la nuova disciplina si estendera’ solamente ai reati commessi dal primo gennaio 2020 in poi. Cosa c’e’ di cosi’ sbagliato? Per i detrattori questa riforma mettera’ seriamente a rischio l’efficienza di molti uffici giudiziari, i quali si troveranno ad avere migliaia di procedimenti in piu’ ogni anno, e l’esito ovviamente sara’ ancor piu’ pesante sulle Corti oberate da un maggior numero di procedimenti, con l’alta possibilita’ che anche i tempi dei processi ne risulterebbero allungati, superando di fatto “la ragionevole durata”. Personalmente, pur non essendo un fine giurista, anzi non essendolo affatto, a lume di naso e considerando le poche esperienze che conosco direttamente, ritengo che questa riforma sia positiva e che otterra’ il risultato esattamente opposto, perche’ molti dei procedimenti che vengono portati in appello dagli assistenti legali proprio nella speranza (se non sicurezza), di oltrepassare i termini di prescrizione e fare annullare tutto il procedimento giudiziario, non avrebbero piu’ motivo di esistere perche’ tanto non ci sarebbe piu’ motivo per adottare questa astuzia, soprattutto per chi sa bene di essere colpevole. Considerando i costi, sia per gli avvocati che per le spese giudiziali, molti condannati rinunceranno a continuare nell’appello. Tanto per fare un esempio, il buon Berlusconi, tra i suoi innumerevoli procedimenti giudiziari, ha avuto una condanna, 10 assoluzioni e ben 8 annullamenti per prescrizione, oltre ad altri 2 per intervenuta amnistia. Praticamente i suoi avvocati sono riusciti a cancellare meta’ dei procedimenti solo portandoli alle lunghe. Io sarei stato piu’ contento sapendo, con certezza giuridica, che l’uomo che ha segnato un ventennio della politica italiana fosse assolto per tutte le accuse, non che per la meta’ dei casi debba rimanermi il dubbio della colpevolezza. O no? Con questa riforma ci rimetteranno sicuramente gli avvocati, che vedranno ridursi le parcelle, visto che i tempi di assistenza molto prevedibilmente si ridurranno ed e’ per questo che, guarda caso, la piu’ duramente contraria e’ proprio questa categoria, giustificandola con l’esatto contrario, cioe’ che i tempi verrebbero dilatati. Ma de che! Il busillis sta proprio qui: vogliamo una maggiore sicurezza di ottenere giustizia mediante la cancellazione della prescrizione dopo il primo grado o vogliamo dare soldi agli avvocati per portarla alle lunghe? Ai posteri l’ardua sentenza…

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