PATROCINIO A SPESE DELLO STATO O, A SPESE DELL’AVVOCATO?

Le liquidazioni ed i pagamenti relativi ai procedimenti di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato (Gratuito Patrocinio)  hanno tempi incompatibili con una effettiva difesa dei non abbienti e con le necessità degli avvocati che prestano quotidianamente la loro attività professionale a favore di cittadini  ammessi al patrocinio a spese dello Stato.

Gli avvocati fanno da banca per garantire la difesa di tutti coloro che sono in possesso dei requisiti di legge e,  lo Stato non riesce  pagare tempestivamente nonostante le varie riforme che si sono susseguite nel tempo e nonostante i continui proclami dei politici di turno. Riforme e proclami  che si scontrano anche con una burocrazia ministeriale assolutamente  poco volonterosa nel contribuire a dare una spinta a liquidazioni e pagamenti dei compensi di coloro che sono stati ammessi al patrocinio a spese dello Stato. La stessa circolare attuativa della compensazione ha complicato il Decreto Ministereriale che già aveva rallentato la semplicità applicativa della legge di bilancio del 2015 che aveva dato concetti chiari per consentire il reucpero fiscale dei consistenti crediti degli avvocati.

Nei giorni  scorsi oltre 100 avvocati leccesi hanno sottoscritto una nota inviata al presidente della Corte d’Appello ed al presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Lecce affinché si risolva l’annoso problema dei gravi ritardi dei pagamenti per le attività legali prestate a favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato. Scrivono gli avvocati leccesi: “Questo ha convinto già molti avvocati, e altri se ne aggiungeranno a cancellarsi dalla lista dei professionisti che possono fornire la propria attività anche a favore delle persone meno ricche. Per comprendere la gravità della situazione si pensi che in questi giorni si sta procedendo al pagamento di onorari professionali decisi e liquidati nel 2017“. Ma anche gli avvocati di altri fori hanno protestato contro una situazione ormai non più sostenibile…Verrebbe da dire: Non patrocinio a spese della Stato ma,  patrocinio a spese dell’avvocato!

Per queste ragioni il  deputato Ciro Maschio e la deputata  Carolina Varchi, entrambi avvocati, , ma anche il SENATORE ALBERTO BALBONI hanno presentato una analoga interrogazione al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

TESTO INTERROGAZIONE: 

Interrogazione a risposta scritta 4-02350  presentata da  Alberto BALBONI  martedì 22 ottobre 2019, seduta n.157.   BALBONI – Al Ministro della giustizia. – Premesso che:

la Costituzione italiana garantisce, all’articolo 24, l’accesso alla giustizia ai meno abbienti con appositi istituti, disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, il testo unico che raccoglie le disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia;

purtroppo la procedura dei pagamenti del patrocinio a spese dello Stato è affetta da gravi criticità, derivanti dall’eccessiva complessità della procedura burocratico-amministrativa, dalle carenti risorse umane dedicate agli uffici giudiziari preposti e dagli interminabili differimenti dell’accredito delle liquidazioni agli avvocati da parte delle Corti d’appello;

nonostante la previsione, prevista dalla legge di stabilità del 2016 (legge n. 208 del 2015), a favore dei patrocinatori a titolo gratuito di poter compensare con imposte e contributi quanto vantato dallo Stato per la propria attività e nonostante la circolare del Ministero della giustizia del 3 ottobre 2016, che ne ha chiarito il meccanismo, l’operatività della riforma della compensazione è ben lontana dall’obiettivo prefissato, che era quello di garantire la liquidazione celere delle somme dovute agli avvocati;

la procedura prevede dei passaggi del tutto superflui che determinano lungaggini gravanti esclusivamente sull’avvocato, che vede drasticamente allungare i tempi del suo pagamento, fino a oltre due anni dalla emissione del decreto di liquidazione del giudice;

i legali sono obbligati, intanto, ad emettere fattura elettronica, anticipando il pagamento delle tasse ancor prima di ricevere il pagamento del compenso liquidato;

sarebbe, pertanto, necessaria e urgente una semplificazione della procedura di liquidazione che potrebbe essere affidata direttamente al giudice tramite la piattaforma ministeriale SIAMM, o, in alternativa, delegata all’ufficio spese di giustizia presso l’autorità giudiziaria procedente, liberando così le Corti d’appello dalla gestione delle migliaia di fatture elettroniche provenienti dall’intero distretto di competenza, che gravano sul già corposo arretrato esistente;

questa situazione danneggia sia gli avvocati che svolgono seriamente la loro professione e che fanno affidamento anche sui patrocini a spese dello Stato, sia i cittadini, che vedono sempre meno avvocati disponibili, di fatto, ad autofinanziare, per anni, il costo di un servizio erogato alla società civile, traducendosi in una denegata giustizia, in aperta violazione degli articoli 3 e 24 della Costituzione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle criticità descritte in premessa e quali misure urgenti intenda adottare per accelerare la procedura di liquidazione dei compensi dovuti ai legali che svolgono un compito essenziale e costituzionalmente garantito, qual è quello della difesa dei cittadini non abbienti.

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