PROTOCOLLO DI INTESA TRA CARCERI ED UNIVERSITA’ di Angelo RUBERTO

Il terzo comma dell’art. 27 della costituzione sancisce “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“. L’articolo 17 della legge sull’ordinamento penitenziario (Legge 26.07.1975 n° 354) prevede: “La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all’azione rieducativa. Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari con l’autorizzazione e secondo le direttive del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che avendo concreto interesse per l’opera di risocializzazione dei detenuti dimostrino di potere utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera. Le persone indicate nel comma precedente operano sotto il controllo del direttore”. E’, in attuazione dell’art. 27 delle costituzione che dell’art. 17, che è stato sottoscritto un protocollo d’intesa dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini e dal presidente della Conferenza nazionale universitaria poli penitenziari (Cnupp) Franco Prina, per garantire ai detenuti la migliore fruizione del diritto allo studio universitario. L’accordo punta a regolare in maniera più omogenea i rapporti fra Provveditorati dell’Amministrazione penitenziaria e Istituti da un lato e singoli Atenei dall’altro. Per far questo, con il Protocollo viene istituito un tavolo di confronto, composto da referenti del Dap e rappresentanti della Cnupp, che permetta un dialogo costruttivo e costante fra le parti. Il Tavolo ha lo scopo di elaborare le  linee guida e gli schemi di convenzioni per disciplinare uniformemente i rapporti fra i due enti. Previsti inoltre organizzati dibattiti e incontri pubblici finalizzati a sensibilizzare la società sull’importanza di garantire il diritto allo studio universitario in favore delle persone detenute, nonché progetti di ricerca universitaria su tematiche di interesse comune. La Conferenza rappresenta gli Atenei italiani che operano attualmente in 75 istituti penitenziari italiani per garantire ai detenuti presenti il diritto agli studi universitari. Nell’anno accademico 2018/2019 sono stati 800 gli iscritti, di questi 743 sono detenuti in regime carcerario e, 53 in esecuzione penale esterna. Le donne che frequentano sono meno degli uomini e, l’università di Bologna è quella con il maggior numero di iscritti. Le facoltà preferite dai detenuti sono quelle politiche-sociologiche, seguite da quelle umanistiche e giuridiche. Meno frequentate sono le facoltà scientifiche.

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Redazione

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